Bond oggi: Petrobras da high yield diventa low yield

Lorenzo Raffo
 

Venerdì di fuoco per l’azione – o meglio l’Adr, essendo trattato sui mercati occidentali al Nyse – della brasiliana Petrobras: ha fatto segnare il +4,1% per la versione base e il 5,1% per quella privilegiata, con volumi in fortissima crescita. In realtà il mercato obbligazionario aveva già anticipato il risveglio di interesse per il gruppo petrolifero sud americano, con quotazioni in crescita da mesi. I tempi cupi sembrano allontanarsi, al punto tale che da “high yield” Petrobras sta trasformandosi in “low yield”, almeno per le scadenze corte e medie. Per superare infatti il 4% lordo si deve andare al 2021 in $, mentre l’iperlunga 2040 si colloca al 7%, sempre in $. Quelle in euro invece non riescono a superare il 4% nemmeno nel caso della 2025. Una netta inversione di “sentiment” quindi nei confronti di un emittente che un anno fa qualcuno dava vicino al “default”, almeno per la parte lunga dell’esposizione obbligazionaria. 

Tornano i profitti

Il motivo del rimbalzo azionario e obbligazionario di Petrobras – società controllata dallo Stato brasiliano - deriva da un primo semestre 2017 caratterizzato da utili molto elevati. Si sono attestati a 4,8 miliardi di reais, equivalenti a 1,3 miliardi di euro, mentre nel 2016 il risultato si era limitato a 876 milioni di reais. La tempesta degli scandali e dei bilanci in perdita sembra alle spalle, ma molti analisti ritengono che il quadro resti pur sempre preoccupante, se si considera che il debito complessivo del gruppo si aggira sui 90 miliardi di $, con un petrolio ancora troppo debole per consentire un’effettiva strategia di riduzione delle esposizioni con banche internazionali e mercato del credito. Tuttavia un’inversione si è avviata e occorre prenderne atto.

Quelli su Tlx

Vari bond di Petrobras (rating BB- / taglio 2.000) sono presenti su Tlx, con scambi solitamente vivaci. Per non allontanarsi da quotazioni sulla parità un’interessante accoppiata di titoli della società brasiliana, restando nell’area dei piccoli lotti, ovvero in Usd, contro il taglio 100.000 delle emissioni in euro, consente di comprimere il rischio rialzo dei tassi da parte Fed. Si basa infatti su un tasso fisso e un tasso variabile, perfettamente abbinabili fra loro.

  • Sul fisso il 3% scadenza 15/1/2019 (Isin US71647NAB55) quota quasi sulla parità, con “yield” di poco inferiore alla cedola: minimo dell’anno a 95,7 $.
  • Identica scadenza per il tasso variabile indicizzato Us Libor + 2,14% (Isin US71647NAE94), equivalente a una cedola attuale del 3,45%, quindi addirittura superiore come rendimento al tasso fisso. Quota leggermente sopra la pari.

Se le scadenze 2019 appaiono corte ci si può spostare alle 2020 con una diversa accoppiata.

  • Sul fisso il 4,875% scadenza 17/3/2020 (Isin US71647NAH26) quota sui 102,4 $, con “yield” del 3,7%: minimo dell’anno a 96,9 $.
  • Anche in questo caso identica scadenza per il tasso variabile (Isin US71647NAL38), indicizzato Libor 3 mesi + 2,88%, con rendimento lordo al 3,37%. Il titolo quota sui 101,8 $.

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