Boris Johnson "assedia" il Tesoro, Javid lascia il governo

Cecilia Scaldaferri

Terremoto nel governo britannico: il previsto rimpasto dell'esecutivo del premier Boris Johnson, è stato aggravato dalle dimissioni inaspettate di Sajid Javid da cancelliere dello Scacchiere. Il 50enne figlio di un autista di autobus pakistano, che negli ultimi anni aveva avuto una folgorante carriera, prima come ministro dell'Interno e poi alle Finanze, dopo 7 mesi ha lasciato l'incarico di fronte alle durissime richieste arrivate dal premier Boris Johnson: il licenziamento in tronco dei suoi consiglieri speciali per sostituirli con uomini di Downing Street in modo da avere un team unico e assoggettare così la politica economica. Un diktat insostenibile per Javid che ha preferito presentare le dimissioni. "Nessun ministro con un minimo di rispetto di sè avrebbe accettato", ha sottolineato una fonte a lui vicina.

Si è trattato dell'ultimo atto in uno scontro che va avanti da mesi con il super-consigliere di Johnson, Dominic Cummings, considerato un 'Rasputin' anche all'interno del Partito conservatore, temuto per il potere di cui gode e i suoi modi spicci, e Javid, seguace della politica ultraliberale dell'ex premier, Margaret Thatcher. Ne aveva fatta esperienza lo stesso Javid la scorsa estate quando gli aveva licenziato la sua assistente per i media, Sonia Khan, senza la sua approvazione e, si disse, senza neanche avvertirlo. 

Alla notizia delle dimissioni di Javid, la City ha avuto un repentino arretramento (1,4%) e la sterlina ha perso terreno, ma poi la divisa britannica ha recuperato rapidamente quando Downing Street ha annunciato il rimpiazzo: un rapido recupero segno che i mercati contano sul fatto che, se saranno Johnson e Cummings a controllare il Tesoro e il bilancio, questo significherà più spese, meno austerità e più crescita. 

Netta la condanna del laburista John McDonnell: "Questo è un record storico. Un governo nel caos dopo poche settimane dalle elezioni. È chiaro che Dominic Cummings ha vinto la battaglia per prendere il controllo assoluto del Tesoro e ha installato il suo tirapiedi come Cancelliere".

Se l'addio inaspettato di Javid ha scosso il governo, il rimpasto voluto da Johnson ha comunque messo in fibrillazione Londra. Per BoJo, è stato il primo rimpasto dell'esecutivo da quando a vinto con un'amplissima maggioranza le elezioni anticipate a dicembre. Tra i primi a cadere per volere del leader dei Tory c'è stato il ministro per l'Irlanda del Nord, Julian Smith. Una decisione inattesa che ha inviato un brutto segnale a Belfast e anche Dublino visto il ruolo avuto da Smith nella fine dell'impasse politica che andava avanti da tre anni e la ripresa il mese scorso delle attività di governo condiviso tra repubblicani del Sinn Fein e unionisti del Dup. Attestati di stima e cordoglio sono stati espressi sia dal premier irlandese, Leo Varadkar, che dalla leader unionista Arlene Foster. 

Fuori dall'esecutivo britannico sono finiti anche il ministro dell'Ambiente, Theresa Villiers, quello del Commercio Andrea Leadsom, il responsabile degli Alloggi Esther McVey, il collega dell'Università Chris Skidmore insieme a quello della Giustizia, Geoffrey Cox, così come i due sottosegretari ai Trasporti Nusrat Ghani e George Freeman. Ai loro posti sono invece rimasti il capo del Foreign Office Dominic Raab, il numero due del governo, Michael Gove, e il ministro dell'Interno Priti Patel. 

Il suo posto al ministero delle Finanze è stato preso dal vice, il 39enne Rishi Sunak, ex banchiere per Goldman Sachs e forte sostenitore della Brexit, allineato con il nuovo inquilino di Downing Street di cui ha sostenuto la candidatura alle primarie dello scorso anno. Figlio di un dottore indù e di una farmacista, Sunak ha frequentato un college privato prestigioso prima di studiare a Oxford e Stanford. Oltre a Goldman Sachs, ha lavorato per fondi speculativi prima di buttarsi in politica. Sarà il primo indù a ricoprire l'incarico di Cancelliere dello Scacchiere. Sposato con la figlia di un miliardario indiano, è considerato l'astro nascente dei Tory, spesso presente in tv e radio, a dimostrazione della sua riconosciuta capacità e lealtà.