Johnson: "Resto finché non ci sarà un nuovo leader, combatteremo ancora per Kiev"

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AGI - Il premier britannico Boris Johnson getta la spugna: pressato da una valanga di dimissioni e sulla graticola da mesi, per una serie di scandali (dal partygate a quello Pincher) ma anche con un Paese immerso in una crisi economica pesante, ha capito che non può restare a Downing Street.

Lascia quindi la guida del Partito Tory e resterà premier fino a quanto i conservatori non avranno scelto un successore.

Il premier avrebbe preso la decisione di dimettersi stamane intorno alle 09:30, dopo aver parlato con Sir Graham Brady, il presidente del potente 1922 Committe, l'organismo di vertice del partito Tory, che ormai gli è fortemente alieno.

Bojo ha cercato di resistere fino all'ultimo, ma quando stamane anche i più stretti collaboratori, compreso l'appena nominato Cancelliere dello Scacchiere, Nadhim Zahawi, gli ha chiesto di andarsene, non ha avuto altra scelta.

In mattinata c'era stata una nuova raffica di dimissioni nel governo, ora arrivate in tutto a 57 in meno di 48 ore.

Johnson parlerà ora al Paese (secondo la Bbc in mattinata prima dell'ora di pranzo). Ora si apre la corsa alla successione nel partito Tory.

Tra i principali contendenti tre hanno nomi stranieri: uno è lo stesso Zahawi, che non è neppure nato in Gran Bretagna ma in Iraq; un altro è Rishi Sunak, che è stato capo del Tesoro dal febbraio 2020, a lungo considerato il naturale successore di Bojo; l'altro è Sajid Javid, fino all'altro ieri ministro della Sanità, che è stato il primo a dimettersi sull'onda dello scandalo Pincher che ha innescato il terremoto.