Borrell in crisi dopo il viaggio a Mosca, ora valuta sanzioni contro la Russia

Brahim Maarad
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AGI - Più che un'audizione è stato quasi un processo quello affrontato dell'Alto rappresentante dell'Ue per la politica estera, Josep Borrell, che nel pomeriggio si è presentato in plenaria davanti agli europarlamentari per rendere conto della sua fallimentare visita a Mosca - a sentire il giudizio di buona parte dell'emiciclo - della scorsa settimana. Borrell ha ammesso le difficoltà diplomatiche riscontrate, ha rivendicato "il coraggio" di andare a Mosca per dire la propria invece di limitarsi ai tweet e ha annunciato l'intenzione di proporre al Consiglio nuove sanzioni contro la Russia.      

Già prima del dibattito un'ottantina di parlamentari aveva sottoscritto una lettera che suggeriva alla presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, di chiedere le sue dimissioni. Ma l'ex ministro degli Esteri spagnolo si è presentato forte del sostegno non solo della Commissione ma anche del Consiglio o almeno del suo presidente, Charles Michel.     

"La visione di uno spazio comune da Lisbona a Vladivostok non si è concretizzata e la Russia non ha soddisfatto l'aspettativa di diventare una democrazia moderna. Invece, ci sono una profonda delusione e una crescente sfiducia tra l'Unione europea e la Russia. Molti dei pilastri tradizionali delle relazioni Russia-Europa stanno cedendo", è stata la premessa di Borrell nel suo intervento introduttivo in aula. "Durante la mia visita il caso Aleksei Navalny è stato al centro del mio teso scambio con il ministro Lavrov", ha spiegato. "E non è stato apprezzato", ha evidenziato.

In secondo luogo, l'obiettivo della visita di Borrell era "verificare se le autorità russe siano interessate a un serio tentativo di invertire il deterioramento delle nostre relazioni e cogliere l'occasione per avere un dialogo più costruttivo". La risposta? "Nel mio scambio, una cosa è diventata chiara: da parte russa non c'è alcuna intenzione di avviare una discussione costruttiva se affrontiamo i diritti umani e le libertà politiche".

Nei fatti, "il governo russo sta percorrendo una preoccupante rotta autoritaria. Lo spazio per la società civile e la libertà di espressione continuano a restringersi e sembra che non ci sia quasi spazio per lo sviluppo di alternative democratiche. Le autorità russe hanno dimostrato nel caso Navalny di essere spietate nel soffocare questi tentativi", ha drammaticamente sintetizzato Borrell.     

L'Alto rappresentante ha annunciato che se ne parlerà al Consiglio affari esteri del 22 febbraio e al Consiglio europeo di marzo. "Ciò fornirà indicazioni sulla via da seguire e spetterà agli Stati membri decidere il passo successivo che potrebbe includere sanzioni. Presenterò proposte concrete avvalendomi del diritto di iniziativa di cui dispone l'Alto rappresentante", ha annunciato.    

Il capo della diplomazia dell'Unione è stato criticato per la tempistiche errata della visita e per non essersi saputo imporre durante la conferenza stampa con Lavrov ritenuta umiliante. Tra l'altro, proprio mentre era in corso l'incontro con il capo della diplomazia russa, era emersa "dai social" la notizia dell'espulsione di tre diplomatici europei; espulsione che oggi è stata più volte contestata a Borrell.

"Parlate come se li avessi espulsi", è sbottato ad un certo punto il diplomatico spagnolo. "Sono stati invece espulsi probabilmente come reazione alla mia visita". Poi la conclusione: "Negli ultimi due anni ci sono state 19 visite ufficiali di delegazioni di Stati membri, loro possono io no? La conferenza stampa non è un incontro di boxe", ha osservato piccato.