Borrelli sulla graticola

ROME, ITALY - FEBRUARY 23: (EDITORS NOTE: Image has been converted to black and white.) The extraordinary commissioner to Coronavirus emergency Angelo Borrelli during a press conference at the Civil Protection headquarters on February 23, 2020 in Rome, Italy. Borrelli gave the updated numbers on Coronavirus infections in the national territory. (Photo by Stefano Montesi - Corbis/ Getty Images) (Photo: Stefano Montesi - Corbis via Getty Images)

Alle 18 Angelo Borrelli si presenta in conferenza stampa, come di consueto per comunicare il numero dei nuovi contagiati. Ed è qui che un cronista chiede che senso abbia comunicare questi dati se lo stesso capo della Protezione civile, in un’intervista, ha detto che il rapporto potrebbe essere di un malato certificato ogni dieci. Borrelli sminuisce le sue stesse parole: “Si tratta di una valutazione empirica”. Ma la spiegazione convince ben poco i partiti di governo, specialmente il Pd dal momento che Borrelli ha anche accusato i precedenti governi di aver voluto “cancellare la Protezione civile”.

Ecco che l’immagine della confusione nella tolda di comando si materializza lì dove ogni giorno gli italiani si aspettano invece chiarezza. Per tutto il giorno le parole di Borrelli hanno fatto discutere, l’incontro con i giornalisti dura poco per lasciare spazio alla conferenza stampa del premier Giuseppe Conte, che comunque inizia con un quarto d’ora di ritardo.

E’ evidente che ci sia un problema ai piani più alti, tra chi deve prendere le decisioni e gestire l’emergenza. Interviste discordanti, pareri diversi e soprattutto previsioni in contraddizione. Stefano Vaccari, responsabile dell’organizzazione del Pd, a metà giornata sbotta. In piena lotta al Coronavirus, i dem accusano il capo della Protezione civile Angelo Borrelli di parlare troppo mentre “in emergenza chi è a capo della catena di comando deve fare e parlare il meno possibile”. Si registra anche il passo in avanti di Goffredo Bettini, fra i dirigenti Pd più ascoltati da Nicola Zingaretti, che chiede “un tavolo di lavoro permanente che contribuisca a dirigere le operazioni da compiere, la cui responsabilità resta a capo degli organismi istituzionali preposti”.

A pesare, a far traboccare il vaso già abbastanza colmo, sarebbero state le polemiche degli ultimi giorni, ma soprattutto l’intervista rilasciata oggi a Repubblica dal capo della Protezione Civile. Un’intervista intempestiva da parte di chi guida una macchina complessa come quella allestita alla Protezione Civile, viene spiegato, soprattutto se si “danno i numeri”, se alle cifre ufficiali se ne sostituiscono altre: non 63 mila contagiati in Italia, cioè quelli attuali, ma 600mila, quelli che potrebbero diventare. Un numero impressionante ma - viene osservato da una autorevole fonte del Pd – “difficilmente verificabile”.

 

Al di là dei numeri, c’è anche un altro tema, dai risvolti fortemente pratici e attuali. Il tema delle mascherine. “Non si può andare in guerra con la fionda”, si è detto più volte in queste settimane. Quindi, non si può combattere il Coronavirus senza i dispositivi di protezione, non essendoci peraltro neanche una cura o un vaccino per questo male. Negli ospedali mancano le mascherine, fondamentali per evitare il contagio. Il capo della Protezione civile, Angelo Borrelli, sempre nell’intervista di oggi, ammette le difficoltà di approvvigionamento: “Dovremmo poter comprare i ventilatori da terapia intensiva nei supermercati, le mascherine ad ogni angolo e invece stiamo faticando”. Nello stesso giorno, però, sul Fatto Quotidiano il ministro degli Esteri Luigi Di Maio annuncia che l’emergenza mascherine è stata risolta. Qualcosa, quantomeno nella comunicazione, ancora una volta non quadra.

Borrelli sostiene anche che “mascherine dall’estero non ne arriveranno più”. Ciò che è certo è che ogni mese all’Italia servono cento milioni di mascherine ed è un dato dal quale non si può sfuggire in un momento in cui dagli ospedali arrivano urla disperate di medici che chiedono protezioni. Basti pensare che quasi cinquemila operatori sanitari sono stati contagiati. Quindi, mentre Borrelli dice che non arriveranno più mascherine dall’estero, Di Maio annuncia che è stato chiuso un accordo con la Cina per un totale di 100 milioni di mascherine, che nel tempo arriveranno. Oggi ne sono arrivate un milione e mezzo e nell’arco dei prossimi sette giorni si dovrebbe arrivare a un totale di 6 milioni. Bisognerà capire cosa succede nelle prossime settimane.

Il ministro degli Esteri è ottimista, Borrelli invece tutt’altro. E questo è stato un altro motivo di attrito. Il capo della Protezione Civile ha spiegato che “broker internazionali, e senza scrupoli, si presentano agli amministratori delle aziende medicali con la valigetta dei contanti. Accaparrano e vanno a vendere allo Stato che offre di più. Noi, per troppo tempo, ci siamo dovuti rivolgere alle
strutture centralizzate degli acquisti pubblici, procedure lente”. Parole pesantissime, corrette in parte dal commissario per l’emergenza Domenico Arcuri che ha parlato di speculatori e di guerra commerciale tra paesi in emergenza, ringraziando poi Di Maio per il lavoro fatto per reperire il materiale. Anche il ministro degli Esteri ha dovuto correggere le parole del capo della Protezione civile in questa confusione dentro la tolda di comando.

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