Borrelli, Ucpi: cordoglio, ma con Mani pulite stop garanzie

Red/Cro/Bla

Roma, 22 lug. (askanews) - "Con Francesco Saverio Borrelli scompare un protagonista prestigioso della vita pubblica italiana. L'alta professionalità del magistrato, così come la integrità morale della persona, non sono in discussione, ed i penalisti italiani, nel riconoscerle entrambe, esprimono con sincerità il più profondo cordoglio per la sua scomparsa". Così in una nota l'Unione della camere penali italiane.

"Tuttavia, il triste evento non può costituire l'occasione né di servile ipocrisia, né di manipolazione della reale eredità storica e culturale di quella tempesta giudiziaria e politica che fu Mani Pulite. Proprio oggi, di fronte allo spettacolare disvelamento della più grave crisi che la Magistratura italiana sia stata chiamata ad affrontare nella storia repubblicana, occorre dire con chiarezza che essa affonda tutta intera le radici esattamente in quella stagione giudiziaria, che segnò appunto il radicale sovvertimento dei fondamentali principi di separazione dei poteri dai quali trae alimento vitale la nostra democrazia costituzionale", sottolineano i penalisti italiani.

"Nasce con quella inchiesta la trasfigurazione del potere giudiziario inquirente nel più formidabile, incontrollabile ed irresponsabile potere politico mai esercitato nel nostro Paese; e prende corpo in quella inchiesta la più eclatante rinunzia della magistratura giudicante alla propria autonomia ed indipendenza rispetto alla magistratura inquirente. Mani Pulite, lungi dal poter essere beatificata, è entrata nella storia del diritto italiano per il grave e diffuso arretramento delle garanzie processuali che quella inchiesta determinò, con estese influenze negative su tutto il sistema giudiziario, tuttora presenti", prosegue la nota.

"L'utilizzo sistematico della custodia cautelare fu proprio il segno distintivo di tale inchiesta, senza che vi fosse alcuno scrupolo, dopo la consequenziale confessione e soprattutto la chiamata in correità, a dichiarare insussistenti quelle stesse esigenze di restrizione che addirittura poche ore prima erano state ritenute gravi ed insuperabili, a dimostrazione di come il motore del procedimento si alimentasse essenzialmente della 'collaborazione' del carcerato, del carcerando o del carcerabile", aggiungono gli avvocati.

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