Borrelli, Ucpi: cordoglio, ma con Mani pulite stop garanzie -2-

Red/Cro/Bla

Roma, 22 lug. (askanews) - "Un meccanismo perverso ed estraneo alle regole codicistiche che per alcuni si rivelò fatale: la diffusione mediatica dello stato dell'indagine per condizionare le scelte processuali, la spettacolarizzazione degli arresti, la lunga custodia carceraria di chi non ammetteva gli addebiti (e magari non aveva nulla da ammettere e sarebbe poi stato assolto), crearono un clima di autentico terrore a cui vanno ricondotti i gesti estremi di quanti videro distrutta la propria dignità personale, professionale e familiare ben prima di un giudizio che essi preconizzarono come drammaticamente inutile", si legge ancora.

"Ma fu soprattutto l'aver attribuito ad un ufficio di Procura un potere politico senza pari ad aver segnato in modo definitivo la deriva costituzionalmente anomala della magistratura inquirente verso i disastri che oggi tutti possono vedere, toccare con mano e finalmente comprendere: tra gli incredibili pubblici interdetti del c.d. Pool di allora nei confronti di provvedimenti legislativi di prossima approvazione e l'attuale guerra intestina per il controllo dei più importanti incarichi giudiziari, vi è un rapporto di filiazione fondato sulla alterazione del principio di separazione tra i poteri dello Stato", mettono in rilievo gli avvocati penalisti.

"Così pure è alla stagione di Mani Pulite che deve essere ricondotto quel populismo giustizialista che, indicando nel magistrato inquirente anziché nella politica della democrazia parlamentare l'unico protagonista possibile del rinnovamento di una nazione, ha generato una legislazione penale e processuale contraria ai principi di uno stato liberale. Si tratta di lasciti che hanno avvelenato per decenni, ed ancora oggi avvelenano, la vita giudiziaria del nostro Paese", conclude l'Ucpi.