Borsellino: l'urlo di Salvatore, 'depistaggi da chi non vuole verità, Stato non processa se stesso' (2)

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(Adnkronos) – Poi, parlando della relazione della Commissione regionale antimafia all'Ars pubblicata nei giorni scorsi dal Presidente Claudio Fava, secondo cui i depistaggi non sarebbero mai finiti, Salvatore Borsellino dice: "Con Fava, purtroppo, ho avuto dei dissidi su certe cose, le ha avute anche con il mio avvocato. Con la Commissione antimafia, che qualche volta mi è sembrata un trampolino per le aspirazioni di chi vuole diventare Presidente della Regione, ma devo dire che in questo caso sono assolutamente d'accordo con Fava – spiega- I depistaggi continuano, e lo dimostra ad esempio, quell'inquinatore di pozzi di Maurizio Avola, che non voglio neppure chiamare collaboratore di giustizia, e sicuramente non può essere chiamato pentito". Maurizio Avola è il killer che, raccontandosi nel libro del giornalista Michele Santoro 'Nient'altro che la verità', si è autocollocato nel commando che il 19 luglio 1992 ha ucciso Paolo Borsellino e cinque agenti della sua scorta, ridefinendo i contorni della storia per com’era stata raccontata dal pentito Gaspare Spatuzza. Anche se le rivelazioni dell’ex killer di Cosa Nostra sono state smentite dalla procura di Caltanissetta, ma anche dai figli di Paolo Borsellino e dallo stesso Claudio Fava, figlio del giornalista Pippo, ucciso da Avola.

"Il libro avallato da Santoro e intitolato 'Nient'altro che la verità', si dovrebbe chiamare invece 'Nient'altro che un depistaggio', perché di un depistaggio si tratta e di un depistaggio mirato che tende ad eliminare dalla scena della strage di via d'Amelio quei servizi che sicuramente erano presenti in questa via, pronti per fare sparire l'agenda rossa". "Probabilmente anche il Castello Utveggio ha avuto un ruolo – dice – Se non è stato azionato il telecomando da lì, sono tate coordinate le operazioni, come dimostrano le telefonate intercorse tra il Castello e via D'Amelio o le indagini di Gioacchino Genchi che furono fermate".

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