Borsellino quater, il pg: "Trovare chi ha mosso fili per colossale depistaggio"

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"Il primo profilo riguarda la famiglia di Paolo Borsellino e i congiunti di tutti gli uomini della scorta, i servitori dello Stato che sono stati trucidati in via D'Amelio. Essi hanno il diritto di sapere e di comprendere fino in fondo come e perché si giunse alla stagione delle stragi, anche al fine di cercare di lenire un dolore mai sopito, ma che addirittura si amplifica di fronte agli assordanti silenzi sia all'interno di Cosa nostra che all'interno di altri e più differenti contesti". E' quanto dice il procuratore generale di Caltanissetta Lia Sava, nel corso della requisitoria per il processo 'Borsellino quater' in corso a Caltanissetta. Imputati i boss palermitani Salvatore Madonia e Vittorio Tutino e i tre ex pentiti Calogero Pulci, Francesco Andriotta e Vincenzo Scarantino.  

"Questo ufficio - scandisce il procuratore generale - è fortemente convinto che la completa verità sulla strage di via D'Amelio potrà essere raggiunta solo mettendo insieme elementi che provengano da direzioni e da contesti investigativi diversificati che dovranno essere letti in chiave unitaria e supportati, si spera, da sopravvenute fonti dichiarative e dalle risultanze di ulteriori accertamenti anche di carattere tecnico scientifico".  

"I magistrati - sottolinea ancora Lia Sava - devono continuare a raccogliere prove certe di responsabilità penali che consentano di addivenire a sentenze definitive di condanna per tutti coloro, anche in ipotesi esterni a Cosa nostra, che possono avere concorso, a qualunque titolo, e per qualsivoglia scopo, alla realizzazione della strage di via D'Amelio e che, successivamente ai tragici eventi, possono avere mosso i fili, in maniera da determinare il colossale depistaggio delle relative indagini". 

Nella sua requisitoria il procuratore generale evidenzia poi che "i cittadini, anche i più giovani, quelli che nel 1992 non erano nemmeno nati" hanno "il diritto di interrogarsi e di discutere, in ogni sede, in ordine a quel tragico capitolo della nostra storia, chiedendo a gran voce risposte chiare e coerenti". "L'Italia, dunque, ha estremo bisogno di conoscere ogni frammento del contesto, delle causali, degli autori delle stragi e ciò non solo al fine di meglio comprendere cosa accadde davvero in quegli anni, allorché venne sferrato il più violento degli attacchi alla nostra democrazia", dice Sava, aggiungendo che "tocca ai magistrati l'arduo compito di acquisire, a distanza di numerosi anni, ulteriori elementi per la ricostruzione completa della dinamica della strage di via D'Amelio che presenta, ancora oggi, punti drammaticamente irrisolti". 

"La ricerca della verità non si è mai fermata" rimarca il procuratore generale di Caltanissetta. Secondo la procura generale "lo sviluppo delle indagini sta via via delineando altre strade che, se doverosamente riscontrate, possono far individuare altri soggetti che hanno potuto contribuire alle stragi".  

Per Lia Sava, inoltre, "non può escludersi che, da un lato, la cosiddetta trattativa, alla quale Paolo Borsellino non poteva che opporsi fermamente, e dall'altra le concomitanti singolari vicende relative al rapporto 'mafia e appalti', possano avere contribuito, anche senza interferenze tra loro, ad indurre Salvatore Riina alla più rapida eliminazione del dottor Borsellino". "Appare significativo - sottolinea - che sia il contesto della cosiddetta trattativa che il contesto del rapporto 'mafia e appalti' possono essere ricondotti, almeno in astratto, proprio a quegli ambienti malsani (servizi segreti deviati, massoneria, imprenditori collusi a vario titolo con Cosa nostra e con altre organizzazioni di stampo mafioso) nei cui ambiti vennero svolti, secondo la dettagliata ricostruzione logica del capo mandamento di Caccamo Antonino Giuffrè, i 'sondaggi' preliminari in vista dell'eliminazione dei giudici Falcone e Borsellino".