Bouchaud (Ihs): chip crunch per automotive durerà fino al IV trim

Red
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Image from askanews web site
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Milano, 23 mar. (askanews) - Dopo il gelo in Texas e i terremoti in Giappone, l'incendio nello stabilimento di Renesas a Hitachinaka è la "goccia che fa traboccare il vaso" nella crisi di chip che sta colpendo il settore automotive. E' quanto sostiene Jeremie Bouchaud direttore della ricerca sui semiconduttori per l'Automotive di Ihs Markit, che ha pubblicato un approfondimento sul tema.

Secondo Bouchaud a causa delle calamità, la "situazione è peggiorata" nelle ultime settimane. "Le nostre stime sono di una mancata produzione di 1,2 milioni di veicoli nel primo trimestre e la situazione rischia di ripetersi, se non di peggiorare, nel secondo trimestre".

Per questo "abbiamo spostato dal terzo al quarto trimestre 2021 il momento in cui la produzione di chip dovrebbe tornare a soddisfare la domanda dei costruttori di auto, con un possibile recupero di una piccola parte della produzione persa a inizio anno".

Se la previsione sarà confermata nel primo semestre potrebbero mancare all'appello 2,5 milioni di veicoli, su una produzione per il 2021 stimata da Ihs in 84 milioni di auto.

Secondo Bouchaud "si è creata una tempesta perfetta". Le calamità naturali si sono verificate in un momento in cui le case automobilistiche facevano a gara per trovare chip e la produzione era già in sofferenza per il boom di domanda generato dall'elettronica di consumo (in particolare per reti e smartphone 5G e per le consolle di gioco). Inoltre le case auto avevano tagliato gli ordini nel 2020 in seguito al lockdown e sono state colte impreparate dalla ripresa delle vendite nell'ultimo trimestre trainate anche dagli incentivi.

"Il Covid - spiega - ha accelerato la transizione verso veicoli elettrici e connessi che richiedono chip più complessi. Il valore dei chip (fino a 1.400 su ev connessi) installati su auto nel 2020 è aumentato del 10%, rispetto al 6% degli anni precedenti. Oggi un'auto connessa ospita circa 650-700 dollari di chip, rispetto ai 400 dollari di un'auto tradizionale e le previsioni sono di una crescita del 7% l'anno".

L'incendio scoppiato nello stabilimento di Hitachinaka di Renasas in Giappone ha danneggiato pesantemente la produzione di wafer per i chip e l'amministratore delegato della compagnia, Hidetoshi Shibata, ha affermato che verrà fatto "ogni sforzo per minimizzare l'impatto, anche cercando soluzioni alternative" e che la produzione dovrebbe ripartire "entro un mese".

Renesas - secondo quanto ha recentemente scritto il Nikkei shimbun - ha scorte per solo un mese, anche perché lo stesso impianto era stato colpito a febbraio dal terremoto che aveva interessato la prefettura di Fukushima, provocando un temporaneo stop alla produzione.

A complicare il quadro per le auto sono i microcontrollers (Mcu) che sono prodotti su licenza per Infineon, Nxp e per la stessa Renesas dalla Tsmc di Taiwan, che controlla il 60-70% del mercato Mcu e oltre il 50% di quello dei chip. Il peso del comparto auto nella produzione di Tsmc è pari al 3%, anche se alla luce della forte domanda il mix "gradualmente crescerà", ha detto un portavoce Tsmc ad Askanews. Per aumentare la produzione negli impianti esistenti o con nuove linee occorrono circa 3-6 mesi e per questo non si può escludere che "la crisi avrà effetti anche nel 2022", secondo Ihs.

A livello geografico i più colpiti dal chip crunch sono i costruttori europei e americani: Ford, Mercedes, Stellantis e Renault ma anche Tesla e Nio, hanno già annunciato dei rallentamenti nella produzione. I costruttori asiatici sembrano aver retto meglio, anche se Nissan e Honda hanno già annunciato un impatto sulla produzione del primo trimestre, mentre Hyundai sta "monitorando la situazione". Discorso diverso per Toyota che è anche azionista di Renasas e del produttore di componenti Denso (9% e 33%) che le consente di pianificare meglio le scorte.

Inoltre, si legge nelle slides di Ihs, un'auto Toyota di segmento C utilizza meno Mcu (18) rispetto a un analogo veicolo Volkswagen, (27) e sono prodotti tutti (eccetto 1) da Renasas, mentre VW dipende da 5 produttori diversi.

"L'incendio nello stabilimento di Hitachinaka ha bloccato i piani di Renasas di aumentare la produzione di chip. Per questo ci aspettiamo che anche Toyota venga colpita nel secondo semestre. Il gruppo aveva annunciato di avere scorte per 8-12 settimane che però potrebbero essere quasi finite", conclude Bouchaud.