Braccio di ferro sul premier

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Luigi Di Maio (AP Photo/Alessandra Tarantino)

Una cena per farli conoscere. O, in questo caso, trattare. Dopo il confronto pomeridiano tra le delegazioni dem e grillina, il segretario del Pd Nicola Zingaretti e il capo politico del Movimento Cinque Stelle si sono visti ieri sera a cena in un faccia a faccia per tentare di sciogliere alcuni dei nodi per formare un governo di legislatura. Primo tra tutti il nome del presidente del Consiglio. Ed è qui che in prima battuta la trattativa sembra arenarsi. Di Maio propone un Conte bis, ma il leader dem, dal canto suo, ribadisce la necessità di "dare discontinuità". Serve un governo di svolta, per intenderci, senza il premier dimissionario a tenerne le redini.

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I toni tra le due forze politiche, comunque, sono concilianti e in serata una nota diffusa da fonti dem si chiude con la conferma che i due leader torneranno a sentirsi nelle prossime ore. L'avvio della trattativa, insomma, appare in discesa tanto che il clima viene definito "positivo" da entrambe le parti. Sui 10 punti di Di Maio, compreso il taglio dei parlamentari, sul quale il capo grillino è irremovibile (o il Pd fa come diciamo noi oppure salta tutto, il ragionamento che Di Maio avrebbe condiviso con gli uomini a lui più vicini), i dem convergono purché sia accompagnato "da garanzie costituzionali e da regole sul funzionamento parlamentare".

La linea per un governo giallorosso è dunque tracciata: "nessun veto" e "noi ci crediamo" è il grido di battaglia del Nazareno. Anche se la prudenza resta d'obbligo. Per i dem è fondamentale che il Movimento smentisca ogni dubbio sulla politica dei due forni, rendendo ufficiale la chiusura di tutti i rapporti con Salvini, che spera ancora in un ritorno di fiamma con l'ex partner di governo. In queste ore, alzare la posta per vedere chi offre di più, insomma, sarebbe visto come fumo negli occhi dai dem. Tanto che alla smentita del capogruppo pentastellato Francesco D'Uva sull'apertura di un tavolo 'parallelo' con la Lega, il vicesegretario dem Andrea Orlando ribatte chiedendo che il niet a Salvini venga confermato "in modo chiaro" al Presidente della Repubblica.

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Nel mezzo, restano i dissapori interni. Nei dem, la giornata di ieri si è aperta tra accuse e veleni dopo la pubblicazione dell'audio di Matteo Renzi che attacca Paolo Gentiloni. In casa Cinquestelle non sono stati da meno. Su Fb Di Battista ha ribadito la necessità di alzare la posta senza chiudere a Salvini mentre il fondatore del Movimento, Beppe Grillo, ha pubblicato un intervento lodando l'operato di Conte e definendolo "l'elevato". La confusione è tanta, il tempo, però, stringe. Domenica si riuniranno al Nazareno sei tavoli di lavoro del Pd per il programma del 'governo di svolta' e lunedì dovrebbero trovare la quadra anche i pentastellati. Entro martedì, comunque la partita dovrà essere chiusa. Lo chiede il Capo dello Stato, lo chiedono gli italiani.