Brambilla porta maialino a Montecitorio: basta con fabbriche carne

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Roma, 4 dic. (askanews) - "Sulla condizione dei maiali negli allevamenti italiani, in troppi hanno gli occhi, letteralmente, foderati di prosciutto. E' ora di affrontare seriamente il problema di una vita, quella di tutti gli animali intrappolati, come fossero macchine o materie prime, nelle catene di montaggio delle filiere alimentari di massa, una vita che della vita ormai ha poco o nulla. Basta con le fabbriche di carne senza il minimo rispetto per gli animali". Lo afferma Michela Vittoria Brambilla, presidente della Lega italiana per la Difesa degli Animali e dell'Ambiente, presentando a Montecitorio, due proposte di legge a sua firma - una per la protezione dei suini, l'altra sull'obbligo di videosorveglianza nei macelli e negli allevamenti industriali - insieme con Simone Montuschi di "Essere animali", associazione che ha svolto numerose indagini sotto copertura negli stabilimenti del nostro Paese. Una selezione delle immagini più significative è stata mostrata nella sala stampa della Camera. E non solo: l'ex ministro, per dimostrare che i suini sono animali sensibili e intelligenti, si è presentata a Montecitorio accompagnata da un maiale al guinzaglio di nome Dior che ha richiamato l'attenzione dei media e dei cittadini.

"Certi orrori - afferma Brambilla - sono ormai ben documentati. Il caso dei maiali in Italia, allevati al 99 per cento con metodi intensivi, è emblematico. Ciò nonostante, ai problemi, etici e igienici, posti da questi allevamenti la politica non dà risposte, né a livello europeo (sarà interessante conoscere la posizione della nuova Commissione sull'Iniziativa dei cittadini per l'abolizione delle gabbie, che ha raccolto circa 1,6 milioni di firme) né a livello nazionale. Con il mio progetto di legge sulla protezione dei suini intendo smuovere le acque formulando alcune proposte concrete: il divieto di allevare in gabbia le scrofe gravide e in allattamento, di praticare la castrazione chirurgica dei suinetti, di effettuare interventi di mozzamento di una parte della coda e di riduzione degli incisivi dei lattonzoli e delle zanne dei verri se non effettuati da un medico veterinario, con anestesia e somministrazione prolungata di analgesici". Il testo stabilisce inoltre che i controlli annuali sul rispetto delle norme non riguardino "un campione statisticamente rappresentativo dei vari sistemi di allevamento", come previsto attualmente, ma coinvolgano almeno "il 70 per cento dei suini allevati".

"Si tratterebbe nel complesso - sottolinea l'ex ministro - di una vera e propria rivoluzione, dato che oggi una scrofa d'allevamento trascorre buona parte della propria vita in gabbie che impediscono qualsiasi movimento, che quasi il 100 per cento dei suinetti subiscono il taglio della coda e il 93 per cento la castrazione chirurgica (nel 97 per cento dei casi senza anestesia e analgesia). Non si sa a quanti lattonzoli o verri siano ridotti gli incisivi". Il ricorso a queste pratiche, già parzialmente vietate dalla legge, viene motivato dagli allevatori dall'esigenza di evitare lo schiacciamento dei lattonzoli (gabbie gestazionali), di contenere gli effetti dell'aggressività degli animali (taglio della coda, riduzione degli incisivi) e evitare il cosiddetto "odore di verro" prodotto dagli ormoni maschili e inaccettabile per le produzioni DOP e IGP (castrazione). "Eppure - ricorda l'on. Brambilla - gli esperti ci dicono che esistono alternative: l'aggressività si può ridurre significativamente con arricchimenti ambientali che consentano agli animali un'esistenza più conforme alle loro esigenze etologiche e l'immunocastrazione può sostituire quella chirurgica".