Brasile, Amnesty: allevamento illegale distrugge Amazzonia -6-

red/Mgi

Roma, 28 nov. (askanews) - Dalle ricerche di Amnesty International è emerso che non solo l'amministrazione Bolsonaro ha tagliato i fondi o ha compromesso in altro modo le attività delle agenzie per la protezione ambientale e dei popoli nativi, ma che alcune agenzie statali hanno effettivamente consentito l'allevamento nelle aree protette. Le leggi dello stato prevedono che le agenzie per il controllo della salute degli animali debbano visitare e registrare gli allevamenti e tracciare i movimenti del bestiame.

Amnesty International ha presentato una richiesta di accesso alle informazioni agli stati di Rondônia e Mato Grosso per sapere quanto bestiame pascola nelle aree protette e i suoi movimenti.

Le autorità dello stato di Rondônia hanno fornito dati incompleti. Nonostante cinque solleciti, quelle dello stato di Mato Grosso non hanno mai risposto. Secondo i dati parziali relativi allo stato di Rondônia, nel novembre di un anno fa c'erano oltre 295.000 capi di bestiame nei territori dei nativi e nelle aree protette.

"L'opinione pubblica ha il diritto di avere informazioni sugli allevamenti di bestiame nelle aree protette: dopo tutto, si tratta di attività criminali. Le autorità brasiliane devono rendere disponibili queste informazioni e prendere misure concrete per porre fine all'allevamento illegale di bestiame nelle aree protette", ha sottolineato Pearshouse.

"Il nostro rapporto fa parte delle ricerche in corso sulle implicazioni, per i diritti, dell'allevamento di bestiame e della deforestazione nell'Amazzonia brasiliana. Le imprese coinvolte in questo settore sono avvisate: i nostri controlli sull'industria del bestiame in Brasile stanno aumentando", ha concluso Pearshouse.