BREAKINGVIEWS - carnet Draghi pieno, crisi aziendali possono attendere

di Lisa Jucca
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Il presidente del Consiglio Mario Draghi

di Lisa Jucca

MILANO (Reuters) - Il presidente del Consiglio Mario Draghi ha ereditato dal suo predecessore molti grattacapi sul fronte delle aziende italiane. La lista di cose da fare include la cessione del Monte dei Paschi, (l'ennesimo) tentativo di far risorgere l’ex compagnia di bandiera Alitalia, la costruzione di una rete unica a banda larga, e la conclusione dell'aspra querelle sul Autostrade per l’Italia. Mentre l'ex presidente della Bce si concentra sulle vaccinazioni e sulla ripresa economica, gli investitori dovrebbero prepararsi a vedere questi compiti secondari scivolare in fondo alla pila sulla sua scrivania. Alcune di queste problematiche erano di massima priorità durante l'esecutivo targato Giuseppe Conte, che ha promosso un maggiore attivismo dello Stato nell'industria. Roma ha passato gli ultimi due anni cercando di mettere da parte la dinastia dei Benetton, che possiede la redditizia Autostrade per l’Italia (Aspi) – controllata dal gruppo Atlantia - dopo il tragico crollo del Ponte Morandi. Conte aveva inoltre stanziato 3 miliardi di euro per rinazionalizzare Alitalia, anziché cedere la compagnia in strutturale difficoltà. E il governo Conte ha appoggiato con entusiasmo il piano di fusione tra Open Fiber, operatore di rete controllato dallo stato, e Telecom Italia. Ha tentato anche, senza successo, di trovare un buon partito per Monte dei Paschi, che ha perso 1,69 miliardi di euro nel 2020 e che potrebbe richiedere altri 2,5 miliardi per rafforzare il suo bilancio. Draghi non può permettersi di sprecare tempo o soldi, entrambi preziosi, per risolvere questioni aziendali in sospeso. Con un mandato di massimo due anni ha fretta di lasciare il segno. Ha passato le prime settimane a Palazzo Chigi concentrandosi completamente sulla revisione della campagna di vaccinazione e ha assegnato a un generale dell'esercito la gestione dell'emergenza Covid-19. Il premier, molto probabilmente, passerà aprile pianificando come spendere i 209 miliardi di euro di prestiti e aiuti a fondo perduto destinati dall'Unione Europea alla ripresa post-pandemica dell'Italia. Gli investitori in aziende legate allo Stato che si augurano una rapida risoluzione di problemi fastidiosi, o un drastico cambio d'approccio, potrebbero rimanere delusi. La cessione di Aspi a una cordata controllata dallo stato, per esempio, è l'opzione più probabile dopo che lunedì i Benetton hanno sabotato con successo il piano alternativo per uno spin-off, che avrebbe forse favorito gli azionisti di minoranza. Grazie alla sua reputazione a livello internazionale, Draghi ha migliori possibilità, rispetto a Conte, di chiedere e ricevere dall'Unione europea più tempo per gestire Mps e Alitalia. A meno che questi problemi non esplodano improvvisamente, non dovrebbero diventare una priorità della sua agenda, alimentando le sue chance di diventare presidente della Repubblica dopo un breve mandato come premier.

Nel frattempo, la stracolma casella di posta 'aziendale' di Draghi continuerà ad essere intasata.

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(Tradotto da Redazione Danzica, in Redazione a Roma Francesca Piscioneri, enrico.sciacovelli@thomsonreuters.com, +48587696613)