BREAKINGVIEWS-Sostegno Ue è solo in parte un bene per Mario Draghi

di Neil Unmack
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Mario Draghi durante il discorso per ottenere la fiducia al Parlamento

di Neil Unmack

LONDRA (Reuters) - Il sostegno dell'Unione europea è solo in parte un bene per Mario Draghi. Il nuovo presidente del Consiglio italiano ha presentato un piano di riforme del settore pubblico e di quello giudiziario per aiutare l'economia della zona euro a crescere. Il denaro del recovery fund aiuterà. Ma gli acquisti di titoli di stato su ampia scala da parte della Banca centrale europea, misura di cui Draghi è stato pioniere, si traducono in una minore necessità di cambiamento.

Dopo aver passato diversi anni a esortare i governi a promuovere riforme come banchiere centrale, Draghi non vuole perdere la propria occasione. Nel suo discorso per ottenere la fiducia al Parlamento, ha annunciato le linee generali di un audace programma di governo. La priorità è vaccinare il Paese e ricostruirlo in seguito con l'aiuto di prestiti e sussidi del recovery fund della Ue, che ha destinato all'Italia 209 miliardi di euro. Con un debito pubblico che ha superato lo scorso anno il 160% del Pil, Roma ha inoltre urgente bisogno di trovare delle soluzioni per dare una spinta alla fiacca crescita del Paese.

Il piano di Draghi sembra solido. Oltre a investire sull'istruzione, l'ex banchiere centrale vuole ridurre la pressione fiscale e debellare l'evasione. In Italia il cuneo fiscale, la differenza tra il salario lordo e la retribuzione netta, è del 36,6% contro il 31,5% nel resto della Ue, secondo calcoli di Barclays. Draghi ha inoltre fatto cenno a un settore pubblico più efficace e meritocratico e ha parlato della necessità di un cambiamento nei tribunali italiani, dove i casi vengono espletati in tempi cinque volte più lunghi di quelli del resto del continente. Tutti questi miglioramenti dovrebbero contribuire a sbloccare gli investimenti.

Anche i precedenti presidenti del Consiglio hanno tentato riforme ambiziose. Tra gli omologhi degli ultimi anni l'esempio più vicino a Draghi è probabilmente quello di Mario Monti, l'esperto tecnocrate il cui governo si è insediato nel corso della crisi del debito del 2011. Come Draghi, Monti aveva ricevuto un ampio supporto iniziale da parte dei diversi partiti politici del Paese. Sostegno perso tuttavia nel giro di un anno.

Draghi ha alcuni vantaggi. Tassi di interesse estremamente bassi, sostenuti dalla politica monetaria accomodante della Bce, significano rendimenti di appena 60 punti base per il Btp decennale, meno di un decimo dei tassi di interesse di quando Monti è salito al governo. La mancanza di pressione dai mercati finanziari concede a Draghi più tempo per implementare le riforme. Ma potrebbe anche rendere più complesso il suo tentativo di persuadere i politici italiani ad accettare la necessità di un doloroso cambiamento.

Su Twitter https://twitter.com/Unmack1

(Tradotto da Redazione Danzica, in redazione a Milano Gianluca Semeraro, michela.piersimoni@thomsonreuters.com, +48 587696616)