Breakthrough Prize, Inaf tra destinatari premio per foto buco nero

Red/Lcp

Roma, 6 set. (askanews) - Il premio Breakthrough 2020 per la Fisica Fondamentale del valore di 3 mln di dollari, assegnato alla collaborazione dell'Event Horizon Telescope (EHT) "per la prima immagine di un buco nero supermassiccio grazie a una rete di telescopi su scala globale", sarà suddiviso tra i 347 membri del team EHT che hanno firmato i sei articoli scientifici pubblicati dalla collaborazione EHT il 10 aprile 2019. Team di di cui fanno parte le ricercatrici dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) Elisabetta Liuzzo e Kazi Rygl.

La premiazione avverrà il 3 novembre prossimo all'Ames Research Center della NASA a Mountain View, in California. Giunto alla sua ottava edizione, il Breakthrough Prize, noto come "Oscar della scienza", premia ogni anno le ricerche e le scoperte più importanti nelle scienze della vita, nella fisica e nella matematica.

Elisabetta Liuzzo è raggiante: "La notizia del premio è stata inaspettata e sorprendente! Costituisce l'ennesima conferma dei traguardi incredibili che più di 300 persone possono raggiungere insieme. È un onore essere parte di questa collaborazione internazionale ed un privilegio aver avuto l'opportunità di contribuire a questi risultati". Le fa eco Kazi Rygl: "È fantastico aver ottenuto questo riconoscimento pubblico facendo ciò che ci piace. Un raggiungimento straordinario per la nostra collaborazione che premia lo sforzo di tanti scienziati ed ingegneri appassionati sparsi in tutto il globo. Ad meliora et maiora semper!".

"È con grande soddisfazione che apprendiamo questa notizia, sia per l'importante risvolto scientifico di questo risultato, sia soprattutto per il suo rilievo tecnologico: il Breakthrough Prize è infatti un premio alle innovazioni che portano svolte radicali e l'INAF anche in questo caso è protagonista, confermando ancora una volta le sue eccellenze a livello internazionale", sottolinea il presidente dell'Istituto Nazionale di Astrofisica, Nichi D'Amico.

L'Event Horizon Telescope - ricorda l'Inaf in una nota - è un gruppo di otto radiotelescopi da Terra che opera su scala planetaria, nato grazie a una collaborazione internazionale e progettato con lo scopo di catturare le immagini di un buco nero. Obiettivo che è stato raggiunto e presentato il 10 aprile scorso, quando è stata mostrata al pubblico la prima immagine di un buco nero supermassiccio, quello al centro di Messier 87, un'enorme galassia situata nel vicino ammasso della Vergine. Questo buco nero dista da noi 55 milioni di anni luce e ha una massa pari a 6,5 miliardi e mezzo di volte quella del Sole.

L'INAF ha un importante coinvolgimento nella rivoluzionaria osservazione come parte del progetto europeo BlackHoleCam (BHC), il cui project Scientist è l'italiano Ciriaco Goddi, già in forza all'INAF e attualmente ricercatore presso la Radboud University nei Paesi Bassi, nonché segretario del consiglio scientifico del consorzio EHT.

Elisabetta Liuzzo e Kazi Rygl dell'Istituto Nazionale di Astrofisica a Bologna sono due ricercatrici del nodo italiano dell'Alma Regional Centre, uno dei sette che compongono la rete europea che fornisce supporto tecnico-scientifico agli utenti di Alma, e che è ospitato proprio presso la sede dell'INAF - Istituto di Radioastronomia a Bologna. Nel 2018 entrambe sono entrate a far parte del progetto BHC finanziato dall'ERC come partner del progetto EHT, e fanno a tutti gli effetti parte dell'Event Horizon Telescope Consortium, in cui sono membri dei gruppi di lavoro che si occupano di calibrazione e imaging. A completare la squadra italiana coinvolta nel progetto EHT - conclude la nota - ci sono Luciano Rezzolla, astrofisico della Goethe University di Francoforte nonché principal investigator di BlackHoleCam e Mariafelicia De Laurentis, dell'Università Federico II di Napoli e associata INFN.