Brescia: inizia rinascita, Parlamento non può fallire sulle riforme

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Roma, 1 giu. (askanews) - L'Italia che festeggia i 75 anni della Repubblica è un'Italia che "può guardare con maggiore fiducia alla rinascita" e alla ricostruzione sulla base di "nuovi valori condivisi" che sono quelli del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Ma quei valori "non devono essere esclusiva del governo": "tutti gli italiani" devono farli propri. Giuseppe Brescia (M5s) guida la commissione Affari costituzionali della Camera da inizio legislatura e sa bene quanto l'azione dell'esecutivo, con l'emergenza legata al Covid, abbia preso definitivamente il sopravvento lasciando poco spazio all'iniziativa del Parlamento, espressione preminente della volontà popolare. Ora le riforme legate al Recovery fund possono essere un'occasione per le Camere di tornare a giocare un ruolo. A patto che i partiti rinuncino a riaffermare la propria identità "inutilmente, con vecchi metodi, già risultati perdenti nell'estate di due anni fa", dice Brescia in un'intervista ad Askanews.

D: Un anno fa - da poco usciti dal lockdown - in occasione della Festa della Repubblica - Mattarella parlò di "volontà di ripresa e di rinascita civile ed economica" del paese. Ma il Covid ha portato ancora morti, chiusure e dolore. Che Italia è quella che si appresta a celebrare i 75 anni della Repubblica? Come sta la nostra Repubblica?

R: "È un'Italia che può guardare con maggiore fiducia alla rinascita, ricostruendo unita il Paese sulla base di nuovi valori condivisi. Non dobbiamo comunque distrarci e dobbiamo sempre mantenere cautela e prudenza nella gestione sanitaria. Stiamo però entrando in una fase nuova con l'attuazione del Recovery Fund. I valori di quel piano non devono essere esclusiva del governo, ma devono essere fatti propri da tutti gli italiani. La pandemia ha messo in discussione vecchi modelli di spesa e di sviluppo. Bisogna ripartire dalla transizione ecologica e digitale, da uno Stato più forte e da una sanità più efficiente".

D: La data del referendum del 2 giugno 1946 segnò un nuovo inizio. Uscite dalla guerra, forze politiche che erano divise collaborarono a scrivere la nostra Costituzione. Oggi, usciti - si spera - dalla pandemia, i partiti che appoggiano il governo di unità nazionale guidato da Draghi riusciranno secondo lei a lavorare insieme alle riforme chieste dal Pnrr?

R: "Il MoVimento 5 Stelle ha detto sì al governo Draghi sia per non disperdere i risultati ottenuti nei primi due anni di governo, sia per dare un contributo attivo alla ricostruzione. Non dovremo sprecare le risorse del Recovery Fund e dobbiamo accelerare sulle riforme collegate al piano. L'arrivo di Draghi sulla scena politica ha costretto i partiti a rivedere la propria identità. Alcuni tentano di riaffermarla, inutilmente, con vecchi metodi, già risultati perdenti nell'estate di due anni fa. Noi siamo chiamati a una prova di concretezza che sarà apprezzata dagli italiani. Dobbiamo essere acceleratori di cambiamento e innovazione".

D: A proposito di Costituzione, in questa legislatura è stata approvata la riforma della riduzione del numero dei parlamentari; il voto ai diciottenni per eleggere i senatori è in dirittura d'arrivo. C'è spazio da qui a fine legislatura per altre modifiche che tocchino ad esempio il procedimento legislativo sulla carta basato sul bicameralismo perfetto ma diventato un monocameralismo di fatto?

R: "Tutti i partiti hanno sempre detto che il governo Draghi non sarebbe stato un nuovo governo Monti. Nel 2012 ho assistito da semplice cittadino al fallimento totale del Parlamento sulle riforme istituzionali. Quella storia deve insegnarci qualcosa. Il 2021 non dovrà essere come il 2012. Il Parlamento dovrà occuparsi di riforme istituzionali e non potrà fallire. Ne va anche credibilità di partiti ed istituzioni. Il monocameralismo di fatto sulla conversione dei decreti legge è un problema, ma il bicameralismo perfetto è un valore. La soluzione non è una riforma costituzionale, ma la riforma dei regolamenti parlamentari. L'ho scritto anche al presidente della Camera, Roberto Fico, in una recente lettera di "protesta" da parte della commissione Affari Costituzionali sul dl covid-concorsi. Siamo stati costretti a esaminarlo in pochi giorni e senza modifiche. Sarebbe stata sufficiente una migliore organizzazione dei lavori al Senato con termini più cogenti. Il Parlamento deve saper gestire i sessanta giorni per la conversione di un decreto".

D: In questo anno e mezzo di pandemia, Mattarella, con la sua autorevolezza e la sua umanità, è stato un punto di riferimento ma ha chiarito di non voler affrontare un secondo mandato. Attualmente l'unica personalità che gode di un appoggio ampio sembra essere il premier Draghi. Pensa che si convergerà su di lui all'elezione per il prossimo capo dello Stato?

R: "Credo che sia ancora prematura una discussione. Ne parleremo a tempo debito. A titolo personale credo che indicare una donna al Quirinale sarebbe un segnale forte a livello istituzionale, una scelta rivoluzionaria nel segno della parità, ma spero che laclasse politica sia capace di indicare una soluzione unitaria e non dividersi".

(servizio di Lucia Conte)