Brexit ambasciatore Morris rassicura: resteremo un Paese aperto

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Roma, 24 set. (askanews) - Comunque vada la Brexit, "il Regno Unito resterà un Paese aperto, questa è la nostra storia", rassicura l'ambasciatore britannico a Roma Jill Morris sulle prospettive di ingresso per turisti e studenti anche dopo il divorzio con l'Ue. "Ovviamente ci saranno dei cambiamenti perché non faremo più parte dell'area di libera circolazione - ha spiegato il capomissione in occasione della presentazione di un nuovo rapporto Swg su "Italiani e Regno Unito" iniziata proprio nel momento in cui a Londra la Corte Suprema decretava illegale la sospensione del parlamento voluta dal premier Boris Johnson.

Su questo, Morris non ha potuto commentare - "aspettiamo le dichiarazioni del capo del governo" - ma sul futuro per gli italiani che già vivono in Gran Bretagna e per quelli che vorrebbero stabilirvisi ha sostenuto che la posizione britannica non cambierà comunque.

"Il governo ha già detto che non ci sarà un regime di visti per turisti e per gli studenti europei, e nemmeno per chi verrà per ragioni di lavoro per un breve periodo". Per l'anno accademico appena cominciato, in ogni caso "ci saranno comunque condizioni invariate rispetto a quelle attuali" previste per i cittadini Ue, garantite sino alla fine del corso di studi.

Il rapporto Swg presentato oggi mostra un atteggiamento favorevole degli italiani nei confronti del Regno Unito e una generale convinzione che la Brexit sia un errore dovuto a una scelta "di pancia", non razionale. I dati ufficiali relativi al 2018, ha argomentato Morris, evidenziano un aumento dei flussi commerciali Italia-Regno Unito (+3,4% rispetto l'anno precedente, con scambi arrivati a 44,5 miliardi) e l'Italia è stata il secondo Paese europeo per Investimenti diretti esteri (Ide) nel Regno Unito, seconda solo alla Germania. C'è stato un aumento anche dei turisti italiani arrivati Oltremanica (+2%, a 1,8 milioni di arrivi), nonché una crescita del 3% nelle domande di iscrizione degli studenti per l'anno accademico 2019-20, arrivando a 4.430 richieste presentate al 30 giugno scorso.

"Per noi il settore universitario è molto importante, vogliamo continuare ad investire ed attrarre studenti italiani", ha affermato l'ambasciatore britannico, ammettendo che "certo, ci sono state delle preoccupazioni" tra i residenti europei, italiani compresi, "ma noi incoraggiamo ad usare il sistema di registrazione" per il permesso permanente "e gli italiani possono registrarsi, funziona".

Le preoccupazioni inevitabilmente restano, rivela in qualche modo lo stesso rapporto Swg che fa il punto nella percezione del Regno Unito tra gli italiani a poche settimana dalla (possibile) Brexit. Se il turismo e lo studio sono i due primi motivi per cui gli italiani sono 'propensi" a rercarsi nel Regno Unito (72% per entrambe le voci), infatti, il lavoro è quello che interessa il 68%, con un eloquente calo del 7% rispetto a settembre 2018. Per chi cerca un impiego a lungo termine, se Brexit sarà, verrà implementato "un sistema tarato sulle esigenze del Paese, sulle competenze che servono alla nostra economia", ha detto l'ambasciatore Morris. Un sistema ancora in via di elaborazione.