Brexit: appesi a Westminster, ancora una volta, per un solo voto

Angela Mauro

Accordo giusto, razionale, eccellente. Sono fiducioso che i parlamentari lo approveranno”. Nonostante la pioggia di no che gli arriva da Londra, da parte degli unionisti nord-irlandesi, i Laburisti, i Lib-dem, a Bruxelles Boris Johnson è raggiante, convinto che l’intesa raggiunta oggi con l’Ue sulla Brexit, dopo lunghe giornate e una nottata intera di trattative estenuanti, passerà il vaglio del Parlamento di Westminster.

Nulla di nuovo rispetto all’intesa raggiunta dal predecessore a Downing Street Theresa May, bocciata per tre volte dalla Camera dei Comuni. Eppure stavolta Johnson diffonde ottimismo, riesce a convincere anche i colleghi europei che questa è la volta buona. A sera a Bruxelles i rumors dicono che al premier mancherebbe un solo voto per avere la maggioranza alla Camera dei Comuni: la parte ‘brexiteer’ dei laburisti voterebbe in dissenso dal gruppo e sosterrebbe l’accordo. In ogni caso, la ratifica potrebbe avvenire in due tempi: il primo sabato, con un voto su una mozione d’intenti (meaningful vote), il secondo di ratifica vera e propria martedì prossimo, sempre che sabato passi.


Certo, a differenza di May, Johnson affonda a ridosso della scadenza del 31 ottobre, quando il dibattito sulla Brexit è arrivato ad una maturazione senza appelli dopo tre anni di tensioni e rinvii. Oggi la ratifica da parte del Consiglio europeo a Bruxelles, con tanto di conferenza stampa serale in pompa magna del presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker, il capo negoziatore dell’Ue Michel Barnier, il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, il premier irlandese Leo Varadkar.

Tutti a celebrare il sospirato accordo che assicura l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione alla scadenza fissata del 31 ottobre, insieme all’Irlanda del nord che però, pur rimanendo nell’unione doganale britannica, resterà allineata agli standard qualitativi e a determinate normative del mercato unico europeo. Verranno dunque istituiti...

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