##Brexit, Barnier demolisce proposta Gb alternativa a Backstop

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Lussemburgo, 9 ott. (askanews) - Il capo negoziatore della Brexit per l'Ue, Michel Barnier, ha letteralmente demolito, oggi a Bruxelles, la proposta che il premier britannico Boris Johnson ha presentato la settimana scorsa come alternativa al "Backstop" in Irlanda, il dispositivo previsto dall'Accordo di recesso e volto a impedire il ripristino di una frontiera terrestre "dura" nell'Isola, a preservare gli accordi di pace che misero fine alla guerra civile e allo stesso tempo a garantire l'integrità del mercato unico europeo.

Parlando davanti alla plenaria del Parlamento europeo, Barnier ha affermato che "obiettivamente, in questo momento, non siamo vicini a prospettare un accordo" con Londra. E ha spiegato le tre ragioni per cui la proposta britannica sul Protocollo che dovrebbe sostituire il Backstop irlandese non presenta soluzioni equivalenti e praticabili. In più, il negoziatore capo ha spiegato, con una quarta ragione, perché l'Ue non può accettare le modifiche richieste da Johnson alla "Dichiarazione politica" (allegata all'Accordo) sui rapporti futuri dopo la Brexit.

Secondo Barnier, "le proposte britanniche sollevano tre problemi maggiori": il primo è la richiesta all'Ue di "prendere un impegno giuridico per evitare in qualunque circostanza controlli alla frontiera e la predisposizione di infrastrutture per i controlli" lungo il confine fra Repubblica d'Irlanda e Irlanda del Nord. Ma l'Ue deve poter garantire, con tutti i controlli necessari, seri e operativi, la credibilità del mercato unico, e questo potrebbe non essere possibile senza le garanzie previste dal backstop, ha obiettato il negoziatore capo. "Non possiamo accettare - ha puntualizzato - un sistema di controlli diffusi in Irlanda che non è ancora sviluppato e non è mai stato testato".

Il secondo problema: secondo la proposta di Londra, accordi e soluzioni alternativi ai controlli alla frontiera, soprattutto per le Pmi, dovranno essere conseguiti in un "comitato congiunto" durante il "periodo di transizione" di poco meno di due anni in cui il Regno Unito resterà nel mercato unico Ue dopo la Brexit. Ma, ha chiesto Barnier, che succede se questi accordi non si trovano? Allora si potrebbero decidere solo "soluzioni unilaterali", che rischierebbero di compromettere tutto.

Al terzo punto c'è il problema del "consenso" da parte delle istituzioni dell'Irlanda del Nord, che Johnson vorrebbe porre come condizione irrinunciabile per l'approvazione del Protocollo alternativo al backstop. "La proposta del Regno Unito consiste semplicemente nel condizionare la messa in opera del Protocollo a una decisione unilaterale delle istituzioni dell'Irlanda del Nord", ha detto Barnier. In pratica, se le istituzioni rappresentative nord irlandesi lo vogliono, possono decidere da subito di non attivare il Protocollo alternativo al Backstop, o anche decidere di disattivarlo dopo quattro anni, senza che vi sia più la rete di sicurezza del Backstop.

"La proposta del governo britannico, così com'è oggi, che non possiamo accettare, sostituirebbe una soluzione operativa, praticabile, legalmente valida (il Backstop, ndr), con una soluzione ipotetica e provvisoria", ha sintetizzato Barnier.

Infine, Barnier ha bocciato anche la richiesta di Boris Johnson di rivedere la "Dichiarazione politica" allegata all'Accordo di recesso, non perché non siano possibili modifiche alla Dichiarazione (che, al contrario dell'Accordo, non è giuridicamente vincolante), ma perché nello specifico il premier britannico vorrebbe prefigurare dei rapporti futuri dopo la Brexit basati non su una cooperazione stretta, ma su un trattato di libero scambio fra il Regno Unito e l'Ue che lasci la più totale libertà a Londra.

"Oggi Johnson - ha spiegato ancora Barnier - ci chiede di concentrarci solo su una accordo basico di libero scambio, e di sopprimere i riferimenti", che erano stati concordati con Theresa May durante il negoziato con il governo britannico precedente, "su un punto molto importante, che è il 'level playing field', le regole del gioco di base, un solco di lealtà, in materia fiscale, di aiuti di Stato, di diritti sociali, ambientali, dei consumatori".

"Siamo di fronte - ha continuato il negoziatore capo dell'Ue fra gli applausi degli eurodeputati - a questa domanda che lascia intravvedere una competizione normativa che comporta per noi rischi di dumping fiscale, sociale, ambientale, che noi - ha concluso Barnier - non accetteremo".