Brexit, a che punto è la trattativa con l’UE? Incontro in vista

Fabio Carbone
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La pandemia da nuovo coronavirus ha certamente stravolto la nostra ordinaria vita economico-finanziaria, ma non dobbiamo dimenticare che il cigno nero dei mercati mondiali ha solo aggiunto e non tolto alcune “incombenze”, scadenze e criticità che restano e che al momento sono passate in secondo piano. La Brexit è una di queste scadenze/criticità. A ottobre terminerà il periodo di transizione che sancirà la definitiva uscita del Regno Unito dall’Unione Europea.

A che punto è la trattativa tra il governo britannico e l’Unione Europea a una settimana dal prossimo incontro?

La situazione attuale e l’industria ittica

La prossima settimana a Bruxelles si terrà un nuovo incontro tra UK ed UE con l’obiettivo di fare progressi sull’accordo commerciale tra le parti e giungere finalmente a una pacifica transizione che possa evitare a tutti una hard Brexit.

Anche perché in una condizione come quella in cui si trovano le economie degli Stati, ulteriori scossoni non solo aggraverebbero la situazione, ma si configurerebbero agli occhi di molti come scelte irresponsabili.

Il nodo del contendere riguarda l’industria ittica. Con lo UK nell’Unione non vi erano particolari problemi, si pescava in acque comuni pur restando ciascuna nazione territorialmente indipendente, acque comprese. Ma con la Brexit le acque tornano di esclusiva competenza, da una parte del Regno Unito e dall’altra dell’Europa.

Solo che l’UE vorrebbe continuare a pescare nei mari di sua maestà come ha sempre fatto fino a ora, mentre la Regina non vuole fare concessioni.

La questione da comprendere, è che se non ci sarà accordo sulla pesca non vi sarà accordo commerciale. Conseguenze? Nefaste. Si applicherebbero le regole del WTO, quindi scatterebbero i dazi alla dogana, verrebbe meno la cooperazione tra le forze di polizia, passaporto alla frontiera e azzeramento di qualsiasi altra collaborazione in essere da oltre 40 anni a questa parte.

Macron la carta vincente d’Europa?

I “cugini” francesi sono i più prossimi al Regno Unito, quelli che per questioni geografiche sono commercialmente e storicamente più legati agli inglesi.

Emmanuel Macron, ha davanti a sé altri 2 anni di mandato politico e al termine vorrebbe essere rieletto. Inoltre Macron è uno dei pochi leader europei (l’altro è stato Giuseppe Conte) che ha fatto visita a Boris Johnson dopo la sua elezione.

In sintesi, Macron potrebbe essere la carta jolly dell’Unione Europea al tavolo delle trattative. Se dovesse riuscire nella sua impresa, in patria ne otterrebbe consensi utili alla rielezione.

Brexit, non senza conseguenze

La Brexit per i mercati finanziari non è stata e non sarà senza conseguenze. Vi è chi vi ha guadagnato, ma per quanto tempo?

LSE Group ha deciso di vendere tutta o parte di Borsa Italiana e non si può credere che ciò non sia un effetto collaterale della Brexit.

Se si guarda al prezzo della sterlina degli ultimi 5 anni, inoltre, non si può non notare come la Brexit ha indebolito la sterlina. Per l’Italia un danno plurimo, perché una sterlina forte favorisce le esportazioni verso l’Inghilterra e perché, grazie alla massiccia presenza di lavoratori e lavoratrici italiani in quel di Londra (e non solo), giungono in Italia capitali non trascurabili in varia forma.

Andamento della sterlina

Terminiamo con un breve resoconto sull’andamento della sterlina al momento della scrittura.

Una sterlina vale 1,1122 euro, in aumento del +0,41%, segnando un discreto apprezzamento negli ultimi sette giorni.

Un euro vale invece 0,8989 sterline, in diminuzione del -0,43%. In questo caso si tratta di un significativo deprezzamento se si valutano i prezzi della coppia EUR/GBP dell’ultima settimana.

This article was originally posted on FX Empire

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