Brexit, Filiera Italia: al via conto rovescia, rischio inflazione -2-

Red/Apa

Roma, 29 gen. (askanews) - Lo spettro di una Brexit "no-deal" allarma di conseguenza anche il settore agroalimentare italiano "Appare chiara la penalizzazione del nostro paese per un possibile crollo dell'export legato all'imposizione di dazi pesanti e alla mancata tutela a regime delle denominazioni geografiche" dice ancora il consigliere delegato dell'associazione che riunisce il meglio dell'agroalimentare Made in Italy. "Oggi il Regno Unito è il 4 sbocco mondiale dell'export italiano di "food and beverage" dopo Germania, Usa e Francia" prosegue Scordamaglia. Dati alla mano parliamo di oltre che vale quasi 3,4 miliardi di euro, trainato da vini e liquori per quasi 1 miliardo di euro, trasformazione ortaggi per 350 milioni, formaggi per 261 milioni (settore che nei primi 7 mesi del 2019 è cresciuto del +11,7%), dolci per 315 milioni ( che, sempre nello stesso periodo, è cresciuto del 7,5%), pasta per 318 milioni.

"Speriamo quindi che prevalga il buon senso e che si arrivi se a un accordo commerciale di libero scambio". Se così non fosse l'opzione alternativa potrebbe essere un accordo commerciale minimale con trattamento differenziato e quote per specifici prodotti e da Filiera Italia sottolineano come questa ultima soluzione prospettata non metta totalmente al riparto il nostro Paese da rischi commerciali. Al centro della contesa anche la tutela del consumatore "Subito confine fisico ripristinato nel caso in cui la Gran Bretagna facesse accordi bilaterali con Paesi come ad esempio gli USA che non rispettano gli stessi standard europei".