Brexit, Governo GB: il caso Rudd non fermerà Johnson e la Brexit

Cgi

Roma, 8 set. (askanews) - Il governo britannico insistite sul fatto che Boris Johnson continua a combattere per la Brexit come primo ministro, nonostante abbia visto un'alleata di governo (Amber Rudd, ministra del Lavoro) dimettersi e la sua strategia Brexit do-or-die bloccata dal Parlamento. Johnson è salito al potere sei settimane fa, infondendo il suo ottimismo in un partito conservatore al potere, che si stava spezzando sotto la pressione della peggiore crisi britannica, mai vista da generazioni.

Ora si ritrova afflitto da avversari pro-UE e il Paese si lancia verso una caotica rottura (fissata da lui per il 31 ottobre) con i suoi vicini europei oltre Manica. "Il primo ministro non si dimetterà", ha detto alla BBC il ministro degli interni Sajid Javid. "Manterrà la promessa di questo governo di uscire (dalla Ue) il 31".

Il ministro degli Esteri Dominic Raab ha affermato che i ribelli Tory cacciati dal partito per sostenere un ritardo sulla Brexit hanno compiuto un "atto di vandalismo" contro la democrazia, poi ha ammesso che probabilmente ci sarà una sfida giudiziaria alla legge che vuol rallentare la brexit. "Sarà sfidata in tribunale", ha detto Raab a Sky News. "Quello che faremo con quella legislazione è testarla attentamente e non è solo la cosa lecita da fare, penso che sia una cosa responsabile da fare", ha detto Raab.

E lo stesso Johnson ha dichiarato in una lettera a due quotidiani della domenica che il suo governo "continuerebbe semplicemente" se la sua richiesta di elezioni fosse rifiutata. "Supereremo tutti gli ostacoli sul nostro cammino", ha detto Johnson. "Qualunque cosa accada, ci prepareremo a uscire il 31 ottobre e serviremo questo paese e la sua gente con l'energia e l'impegno che meritano".

Quel messaggio sembra ancora risuonare tra gli elettori britannici.

Tre sondaggi separati, pubblicati domenica hanno mostrato che i conservatori di Johnson detengono o estendono il loro vantaggio sul principale partito laburista dell'opposizione di circa 10 punti percentuali.

I timori che la Gran Bretagna e le 27 nazioni dell'UE si dividano senza un piano per ciò che verrà dopo, si sono aggravati quando la Francia ha alzato le mani, davanti alla possibilità di un'altra estensione della Brexit. "Nelle circostanze attuali, è no!" ha detto il ministro degli Esteri francese Jean-Yves Le Drian in un talk show politico oggi secondo Afp.

La terribile corsa di Johnson è peggiorata poi dalle dimissioni: Amber Rudd, ministra del Lavoro del Regno Unito, si è dimessa dal governo e dal Partito conservatore, mettendo in ulteriore difficoltà il premier.

Rudd era membro moderato del governo dell'ex primo ministro Theresa May, il cui sostegno Johnson desiderava ardentemente, durante la sua sfida. Ma Rudd ha detto oggi che non potrebbe più far parte del team che supervisiona ciò che temono sia le imprese che i mercati sarebbero un divorzio molto disordinato.

Johnson, che ritiene che il Parlamento stia ostacolando la decisione del popolo britannico espressa nel referendum di giugno 2016, ha in passato definito un testo "anti-no deal" approvato dall'opposizione la "legge sulla capitolazione" a Bruxelles. Per il Primo Ministro britannico, è proprio la minaccia di un "nessun accordo" che avrebbe potuto spingere Bruxelles a negoziare di più. Ma l'opposizione ritiene al contrario che non stia davvero cercando di negoziare un nuovo accordo, ma sta aspettando il 31 ottobre per imporre un "nessun accordo".

Per ovviare a questa situazione di stallo, Johnson aveva anche proposto di tenere elezioni anticipate, che l'opposizione rifiuta, temendo che il leader britannico coglierà l'occasione per passare un "no deal" soft. Secondo i sondaggi, la maggioranza dei britannici è a favore di una Brexit ad ogni costo il 31 ottobre, vale a dire se necessario senza accordo, mentre in caso di elezioni il partito conservatore vincerebbe primo, davanti ai laburisti e ai liberaldemocratici.

Johnson è fermamente convinto di aver bisogno della minaccia "senza accordo" per strappare un accordo migliore da Bruxelles in occasione di un vertice il 17-18 ottobre. Sta cercando di tenere le elezioni anticipate il 15 ottobre, che potrebbero dargli il mandato della Gran Bretagna "ad ogni costo". Ma il Parlamento ha incaricato Johnson di cercare una proroga qualora il suo approccio fallisse entro il 19 ottobre.