Brexit, il Regno Unito rischia di finire a pezzi: cosa sta succedendo

Fabrizio Arnhold
Il primo ministro britannico, Theresa May (a sinistra), con il primo ministro scozzese, Nicola Sturgeon (Photo by Andrew Milligan – WPA Pool/Getty Images)

E’ una questione di tempismo, prima di tutto. Londra è pronta per lasciare l’Ue, Edimburgo è intenzionata a restare in Europa e vuole un nuovo referendum. La faccenda riguarda anche due donne, Theresa May, primo ministro britannico incaricata di portare a compimento la Brexit e Nicola Sturgeon, primo ministro scozzese dal 2014. La Camera dei Comuni ha respinto gli emendamenti dei Lord, la legge per il distacco dall’Ue potrebbe entrare subito in vigore. Ma è probabile che la May decida di notificarla verso fine mese, giusto il tempo che l’effetto Scozia faccia meno rumore.

“La Scozia si trova a un bivio di enorme importanza – ha detto Nicola Sturgeon in un discorso dalla sua residenza ufficiale -. In gioco c’è il tipo di Paese che vogliamo diventare”. La leader nazionalista ha puntato il dito contro il governo di Londra per “non essersi spostato di un centimetro” di fronte alle richieste di condizioni speciali per la Scozia. “Tutti i nostri sforzi per un compromesso si sono scontrati con un muro di intransigenza”. La maggior parte degli scozzesi vuole restare in Europa. Al referendum dello scorso giugno, a favore del “remain” avevano votato il 68 per cento degli scozzesi. Le condizioni dure che Londra sta ipotizzando per lasciare l’Unione non fanno altro che acuire il disagio della Scozia.

(Photo by Jeff J Mitchell/Getty Images)

Nicola Sturgeon sta pensando di indire un altro referendum, dopo quello del 2014 vinto dagli unionisti, per chiedere al suo popolo di lasciare Londra. Il calendario tiene conto dei tempi tecnici e politici: la nuova consultazione potrebbe svolgersi tra l’autunno del 2018 e la primavera del 2019, quando i termini della separazione della Gran Bretagna dalla Ue saranno più definiti, ma prima che sia troppo tardi per staccarsi dal Regno. Il referendum dovrà essere autorizzato dal Parlamento di Westminster e, in questo caso, la May potrebbe essere meno incline a dare il via libera rispetto a Cameron tre anni fa. E’ altrettanto vero che negare la consultazione potrebbe far infiammare le anime dei nazionalisti scozzesi.

Qualcosa si muove anche in Irlanda. I repubblicani nordirlandesi dello Sinn Fein, contrari come gli indipendentisti scozzesi alla Brexit, sfruttano la scia di Edimburgo. Michelle O’Neill, neoleader dello Sinn Fein, ha auspicato una consultazione sui confini, di fronte ad una chiara maggioranza favorevole in Ulster. I cattolici repubblicani non hanno la maggioranza nel parlamento locale, ma la minaccia di riunificarsi con Dublino e lo spauracchio della secessione scozzese rendono più difficile il lavoro di Theresa May. La Brexit rischia di fare a pezzi il Regno Unito.

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