Brexit, Johnson: "Non ho mentito alla regina"

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Boris Johnson respinge la richiesta delle opposizioni di riaprire il Parlamento e smentisce di aver mentito alla regina Elisabetta sulle ragioni che lo hanno portato a chiedere la 'prorogation', la sospensione di Westminster per cinque settimane. "Assolutamente no", è stata la risposta del premier britannico alla Bbc, quando gli è stato chiesto se avesse fornito alla sovrana informazioni fuorvianti riguardo alle reali ragioni della chiusura. Le opposizioni contestano che la 'prorogation', controfirmata dalla regina, sia stata un espediente di Johnson per forzare il suo piano per una 'no deal Brexit'. 

"L'Alta Corte in Inghilterra ci ha dato ragione, ma sarà la Corte Suprema a decidere", ha detto Johnson in riferimento al ricorso che era stato presentato in Inghilterra contro la chiusura forzata del Parlamento, ricorso che invece è stato accolto da una Corte d'Appello in Scozia. La decisione di chiudere la sessione parlamentare, ha detto il premier, è stata presa per consentire al governo di presentare in una nuova sessione il suo programma per migliorare il servizio sanitario, la politica di sicurezza e "altre priorità" per i cittadini.  

Il premier si è detto fiducioso sulla possibilità di raggiungere un accordo con l'Unione europea, ma ha insistito sulla sua volontà di attuare la Brexit, con o senza un accordo, entro la data prevista del 31 ottobre. Tuttavia, Johnson ha le mani legate dalla legge anti no deal approvata sul filo di lana dal Parlamento, che gli impone di chiedere a Bruxelles un rinvio della Brexit al 31 gennaio 2020, se entro il 19 ottobre non sarà raggiunto un accordo con la Ue. La 'prorogation' terminerà il 14 ottobre con il tradizionale 'Queen's Speech', il discorso della regina che illustra il programma del governo in carica.