Brexit, l’accordo di Boris Johnson alla prova del Parlamento

Brexit, l’accordo di Boris Johnson alla prova del Parlamento

Roma, 19 ott. (askanews) – E’ il giorno del giudizio a Westminster sulla Brexit. O forse no. Le speranze del premier britannico Boris Johnson di portare a casa stasera il via libera del Parlamento di Westminster al suo accordo di divorzio dalla Ue potrebbero andare deluse a causa di un’iniziativa dei deputati di rinviare il cosiddetto “voto significativo” sulla Brexit. Colpa di un emendamento ammesso in Aula all’apertura dei lavori, che prevede un rinvio del voto sull’accordo per l’uscita di Londra dalla Ue e che costringerebbe Johnson a chiedere a Bruxelles un rinvio del divorzio.

Il premier britannico ha detto che “questo è il momento” in cui la Camera dei Comuni può trovare un accordo sulla Brexit e riunire il Paese. “Qualunque siano le lettere che vogliono costringermi a scrivere, il mio giudizio non cambia: un ulteriore ritardo è inutile, costoso e profondamente corrosivo per la fiducia dell’opinione pubblica”, ha detto Johnson aprendo la seduta straordinaria del Parlamento.

Il premier ha ribadito che è il momento “di andare avanti” e “costruire un nuovo rapporto con l’Unione europea”. L’intesa permette “un nuovo percorso” per Londra, che manterrà comunque “i legami più stretti di amicizia e collaborazione” con l’Europa. Johnson ha ringraziato i leader Ue per la loro “flessibilità” nei riaprire il negoziato e ha aggiunto che ora il Regno Unito può lasciare la Ue il 31 ottobre.

Il leader laburista Jeremy Corbyn ha ribadito la sua contrarietà, sottolineando che l’accordo siglato dal governo conservatore di Johnson con la Ue sulla Brexit è “una svendita”, un’intesa che porterà alla perdita di migliaia di posti di lavoro. Sui diritti del lavoratori “non possiamo firmare un assegno in bianco” al governo, ha aggiunto Corbyn.

“Questo accordo non è positivo per l’occupazione, è dannoso per la nostra industria ed è una minaccia per la nostra natura. Non è un buon affare per il nostro paese e le generazioni future ne risentiranno l’impatto. Dovrebbe essere respinto oggi da quest’Aula”.

Il premier britannico Boris Johnson ha bisogno della maggioranza dei voti della Camera dei Comuni per avere il via libera al sua accordo con la Ue sula Brexit, cioè dell’assenso di 320 deputati.