Brexit: Littler, 48% aziende italiane si dichiara preparato a impatto

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La data è confermata e definitiva: il 31 gennaio il Regno Unito uscirà dalla Ue e dall’area di libero scambio. Da lì, saranno 11 i mesi fino al 31 dicembre 2020 per completare l’addio e siglare accordi commerciali e doganali con il resto dell’Europa. Sono molte le aziende italiane che, allenate dall’estenuante ping-pong, hanno già portato a casa la garanzia di continuità e altre, invece, che stanno rapidamente pensando di riorientare le proprie scelte di business verso il Regno Unito. I risultati dell’European Employer Survey Report, stilato da Littler e presentato a Londra qualche settimana fa, evidenziavano come una parte sorprendentemente alta degli intervistati si senta preparata per l'impatto occupazionale di Brexit.  

Nonostante la nebbia di incertezza, infatti, il 48% dichiara di essere in parte preparato agli impatti occupazionali di Brexit a fronte di un 12% impreparato, e il restante 40% neutrale. Una fiducia guidata dalle misure proattive adottate dai datori di lavoro, come lo spostamento della sede centrale fuori dal Regno Unito, l'apertura di nuovi uffici sul continente e l'identificazione dei dipendenti che sarebbero impattati per pianificare permessi di lavoro o sostituzioni.  

È questo il caso di Soldo, fondata dall’italiano Carlo Gualandri e basata a Londra, società fintech specializzata nella gestione e nel controllo delle spese aziendali, che lo scorso marzo ha ottenuto la licenza di istituto per la moneta elettronica dalla Central Bank of Ireland, in modo da garantire il servizio ai suoi utenti europei in caso di Brexit. La nuova licenza E-Money autorizza Soldo a continuare a servire i propri clienti nel mercato europeo senza soluzione di continuità aprendo conti ed emettendo carte di pagamento per clienti che risiedono in ogni paese dell’intera Area economica europea (Eea) grazie al passporting e al fatto che Soldo ha migrato in Irlanda metà del suo attuale portafoglio.  

Non solo: Soldo ha deciso di investire in modo sempre più massiccio nella capitale irlandese, aumentando il personale con la ricerca di 20 nuovi professionisti. E non è l’unica a correre per potenziare lo staff: Dublino è ormai sold out per la disponibilità di uffici e risorse qualificate per molte delle aziende che sull’onda lunga di Brexit stanno cercando di correre ai ripari trovando casa in Irlanda. 

“Soldo ha fatto un ulteriore passo avanti con questa licenza - afferma Carlo Gualandri, Founder & Ceo di Soldo - impostando un lungo iter e un lavoro accurato lungo più di un anno per un cambiamento, Brexit, che avrebbe anche potuto non verificarsi. E tuttavia oggi sono orgoglioso di aver raggiunto questo risultato che ci assicura di continuare le nostre attività garantendo ai nostri clienti un servizio eccellente e senza interruzioni, qualunque cosa succeda". 

La ricerca Littler evidenzia una fiducia rafforzata dall'ottimismo degli intervistati circa il fatto che il Regno Unito adotti un sistema di immigrazione basato sulle competenze dopo l'entrata in vigore di Brexit. Quasi due terzi degli intervistati (59%) ritengono che un tale sistema permetterà alla nazione di rimanere un hub globale per i lavoratori qualificati, mentre solo l'8% esprime scetticismo. 

Fratelli La Bufala, rete di ristoranti che da oltre 15 anni porta la cucina campana in Italia e nel mondo, considera ancora Londra una capitale strategica per il proprio business, soprattutto dopo il recente rebranding e il lancio del nuovo format di flagship store Lab volto a valorizzare alcune location sia di proprietà che in franchising. Dopo Napoli, Milano e Dubai, il prossimo Lab è proprio Londra che nasce dal restyling del ristorante già presente nel cuore della città, a Piccadilly Circus. 

“La nuova strategia retail di Fratelli La Bufala - spiega l’amministratore delegato Giovanni Galbiati - prevede sia nuove aperture sia il restyling di ristoranti esistenti secondo il nuovo format Lab. Nonostante l’incertezza degli ultimi anni, abbiamo deciso di includere Londra nel progetto perché la riteniamo un hub fondamentale per un processo di internazionalizzazione di un marchio come il nostro. Certamente, abbiamo attentamente ponderato le conseguenze che il nuovo scenario politico può determinare, ma siamo ottimisti che comunque Londra rimarrà, a prescindere dagli esiti politici finali, uno dei maggiori hub turistici nel mondo”.  

Anche da parte di Cedral Tassoni, storica azienda italiana fondata nel 1793 a Salò, la Brexit non sembra essere un problema. “Per quanto riguarda l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea, al momento, non abbiamo ancora analizzato quali le possibili conseguenze”, commenta Elio Accardo, amministratore delegato di Cedral Tassoni. L’azienda è presente nel mercato del Regno Unito dal 2015 con tutta la linea sodati (composta da cedrata, tonica, fior di sambuco, mirto in fiore, pescamara) e finora ha registrato ogni anno una crescita continua. “Dai nostri importatori non abbiamo ricevuto, ad oggi, grida di allarme; probabilmente si aspetta di capire con maggior chiarezza quali conseguenze da un punto di vista amministrativo e formale. Siamo pronti comunque a raccordarci non appena saranno chiari gli iter che ci aspettano”, conclude.