Brexit, 'no deal' più vicino

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L'intervento di Theresa May ai Comuni e il dibattito che ne sta seguendo non stanno dando indicazioni di particolare chiarezza sulle prossime mosse del governo e il futuro della Brexit. Annunciando che al momento non c'è un "sostegno sufficiente" all'accordo negoziato con Bruxelles e indicando la sua contrarietà a che il Parlamento prenda il controllo del processo di uscita dalla Ue attraverso una serie di "voti indicativi", la premier non ha escluso alcun esito per la Brexit.  May ha ventilato l'ipotesi che, se il governo dovesse essere costretto a chiedere un'ulteriore proroga dell'articolo 50, inevitabilmente il Regno Unito finirebbe per partecipare alle elezioni europee di maggio. Allo stesso tempo, la premier non ha del tutto escluso l'ipotesi di un 'no deal', un'uscita dalla Ue senza accordo. In particolare, in uno scambio di battute con il capogruppo dello Scottish National Party, Ian Blackford, che le chiedeva se intende rispettare la volontà del Parlamento che nelle scorse settimane ha respinti l'ipotesi 'no deal', la premier ha fornito una risposta ambigua. I voti ai Comuni contano, ma contano anche i 17,4 milioni di voti di quanti si sono espressi per l'uscita dalla Ue, ha replicato la premier. Intanto, a Bruxelles, dato che è "sempre più probabile" che il Regno Unito "esca dall'Ue senza un accordo il 12 aprile", l'Unione europea ha ultimato i preparativi per uno scenario di 'no deal', o hard Brexit. Il Consiglio europeo giovedì scorso ha deciso di prorogare, su richiesta del primo ministro britannico Theresa May, la data dell'uscita del Regno Unito al 22 maggio, a patto che il Parlamento britannico dia il suo assenso all'accordo di ritiro negoziato dal governo May con l'Ue.  "Finché il Regno Unito non ci dirà altrimenti, continuiamo a lavorare per essere in grado di contribuire ad un ritiro ordinato" della Gran Bretagna dall'Ue, "essendo preparati per tutte le opzioni, inclusa la peggiore", ha detto il portavoce capo della Commissione europea Margaritis Schinas, durante il briefing con la stampa a Bruxelles. "La libertà di espressione - continua il portavoce - è un diritto fondamentale nell'Ue. Abbiamo visto le immagini molto indicative della marcia, non servono commenti da parte nostra: ne prendiamo atto. Il nostro interlocutore resta il governo britannico. Prendiamo atto anche della petizione", conclude.  Se l'accordo di ritiro non verrà approvato, allora il rinvio durerà fino al 12 aprile, ultima data utile per organizzare le elezioni europee nel Regno Unito (se il Paese resta Stato membro, ha il diritto e il dovere di parteciparvi): in questo caso, il Regno Unito dovrebbe indicare un modo per andare avanti prima di quella data. Se non lo farà, sarà 'hard Brexit': l'Ue "continua a sperare che così non sarà", ma "se l'accordo di ritiro non verrà ratificato entro il 29 marzo", cioè tra quattro giorni, "uno scenario di no deal potrebbe materializzarsi il 12 aprile".  L'Ue "si è preparata a questo scenario: ora è importante che tutti sia pronto ad affrontare tutte le conseguenze che comporta uno scenario di no deal". La Commissione, allo scopo, ha anche istituito un numero verde europeo, gratuito da tutta l'Ue (00 800 67891011), con il servizio Europe Direct, in tutte le lingue ufficiali dell'Ue, per chi avesse domande da fare su come prepararsi ad un no deal. Il numero è già attivo: chiamandolo risponde un sistema automatico, prima in italiano, poi in inglese, in francese, in tedesco, in rumeno eccetera. Senza un accordo, il Regno Unito dal 12 aprile diverrà un Paese terzo a tutti gli effetti, senza accordi di transizione: tutta la legislazione Ue, primaria e secondaria, cesserà istantaneamente di applicarsi nel Regno Unito. Mentre nell'accordo di ritiro è previsto un periodo di transizione, per consentire un passaggio più morbido, con il no deal il cambio sarà improvviso e comporterà ovviamente disagi per le persone e per le imprese.  In questo scenario, le relazioni dell'Ue con il Regno Unito verrebbero regolate dal diritto internazionale, che include le norme della Wto. L'Ue dovrà quindi applicare immediatamente le sue regole e i suoi dazi al confine con il Regno Unito: ci saranno controlli doganali, sul rispetto degli standard sanitari e fitosanitari e verifiche sul rispetto delle norme Ue. Malgrado gli Stati membri dell'Ue si siano preparati, questi controlli potrebbero comportare "significativi ritardi" alle frontiere, con tutto quel che ne consegue, per esempio nel commercio di generi deperibili.  Le imprese del Regno Unito perderebbero il diritto di ricevere finanziamenti Ue e di partecipare alle gare di appalto nell'Ue alle condizioni attuali. Inoltre, i cittadini britannici non saranno più cittadini dell'Unione, pertanto saranno soggetti a controlli aggiuntivi ai confini dell'Ue. Anche in questo caso, gli Stati membri dell'Ue hanno fatto "preparativi considerevoli" nei porti e negli aeroporti per far sì che questi controlli siano condotti nel modo più efficiente possibile, ma "potrebbero comunque comportare ritardi".

L'intervento di Theresa May ai Comuni e il dibattito che ne sta seguendo non stanno dando indicazioni di particolare chiarezza sulle prossime mosse del governo e il futuro della Brexit. Annunciando che al momento non c'è un "sostegno sufficiente" all'accordo negoziato con Bruxelles e indicando la sua contrarietà a che il Parlamento prenda il controllo del processo di uscita dalla Ue attraverso una serie di "voti indicativi", la premier non ha escluso alcun esito per la Brexit.  

May ha ventilato l'ipotesi che, se il governo dovesse essere costretto a chiedere un'ulteriore proroga dell'articolo 50, inevitabilmente il Regno Unito finirebbe per partecipare alle elezioni europee di maggio. Allo stesso tempo, la premier non ha del tutto escluso l'ipotesi di un 'no deal', un'uscita dalla Ue senza accordo. In particolare, in uno scambio di battute con il capogruppo dello Scottish National Party, Ian Blackford, che le chiedeva se intende rispettare la volontà del Parlamento che nelle scorse settimane ha respinti l'ipotesi 'no deal', la premier ha fornito una risposta ambigua. I voti ai Comuni contano, ma contano anche i 17,4 milioni di voti di quanti si sono espressi per l'uscita dalla Ue, ha replicato la premier. 

Intanto, a Bruxelles, dato che è "sempre più probabile" che il Regno Unito "esca dall'Ue senza un accordo il 12 aprile", l'Unione europea ha ultimato i preparativi per uno scenario di 'no deal', o hard Brexit. Il Consiglio europeo giovedì scorso ha deciso di prorogare, su richiesta del primo ministro britannico Theresa May, la data dell'uscita del Regno Unito al 22 maggio, a patto che il Parlamento britannico dia il suo assenso all'accordo di ritiro negoziato dal governo May con l'Ue.  

"Finché il Regno Unito non ci dirà altrimenti, continuiamo a lavorare per essere in grado di contribuire ad un ritiro ordinato" della Gran Bretagna dall'Ue, "essendo preparati per tutte le opzioni, inclusa la peggiore", ha detto il portavoce capo della Commissione europea Margaritis Schinas, durante il briefing con la stampa a Bruxelles. "La libertà di espressione - continua il portavoce - è un diritto fondamentale nell'Ue. Abbiamo visto le immagini molto indicative della marcia, non servono commenti da parte nostra: ne prendiamo atto. Il nostro interlocutore resta il governo britannico. Prendiamo atto anche della petizione", conclude.  

Se l'accordo di ritiro non verrà approvato, allora il rinvio durerà fino al 12 aprile, ultima data utile per organizzare le elezioni europee nel Regno Unito (se il Paese resta Stato membro, ha il diritto e il dovere di parteciparvi): in questo caso, il Regno Unito dovrebbe indicare un modo per andare avanti prima di quella data. Se non lo farà, sarà 'hard Brexit': l'Ue "continua a sperare che così non sarà", ma "se l'accordo di ritiro non verrà ratificato entro il 29 marzo", cioè tra quattro giorni, "uno scenario di no deal potrebbe materializzarsi il 12 aprile".  

L'Ue "si è preparata a questo scenario: ora è importante che tutti sia pronto ad affrontare tutte le conseguenze che comporta uno scenario di no deal". La Commissione, allo scopo, ha anche istituito un numero verde europeo, gratuito da tutta l'Ue (00 800 67891011), con il servizio Europe Direct, in tutte le lingue ufficiali dell'Ue, per chi avesse domande da fare su come prepararsi ad un no deal. Il numero è già attivo: chiamandolo risponde un sistema automatico, prima in italiano, poi in inglese, in francese, in tedesco, in rumeno eccetera. 

Senza un accordo, il Regno Unito dal 12 aprile diverrà un Paese terzo a tutti gli effetti, senza accordi di transizione: tutta la legislazione Ue, primaria e secondaria, cesserà istantaneamente di applicarsi nel Regno Unito. Mentre nell'accordo di ritiro è previsto un periodo di transizione, per consentire un passaggio più morbido, con il no deal il cambio sarà improvviso e comporterà ovviamente disagi per le persone e per le imprese.  

In questo scenario, le relazioni dell'Ue con il Regno Unito verrebbero regolate dal diritto internazionale, che include le norme della Wto. L'Ue dovrà quindi applicare immediatamente le sue regole e i suoi dazi al confine con il Regno Unito: ci saranno controlli doganali, sul rispetto degli standard sanitari e fitosanitari e verifiche sul rispetto delle norme Ue. Malgrado gli Stati membri dell'Ue si siano preparati, questi controlli potrebbero comportare "significativi ritardi" alle frontiere, con tutto quel che ne consegue, per esempio nel commercio di generi deperibili.  

Le imprese del Regno Unito perderebbero il diritto di ricevere finanziamenti Ue e di partecipare alle gare di appalto nell'Ue alle condizioni attuali. Inoltre, i cittadini britannici non saranno più cittadini dell'Unione, pertanto saranno soggetti a controlli aggiuntivi ai confini dell'Ue. Anche in questo caso, gli Stati membri dell'Ue hanno fatto "preparativi considerevoli" nei porti e negli aeroporti per far sì che questi controlli siano condotti nel modo più efficiente possibile, ma "potrebbero comunque comportare ritardi".