Brexit, si dimette ministra Amber Rudd: disaccordi con Boris Johnson

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Continuano i grattacapi per il Primo Ministro britannico Boris Johnson, la cui linea dura sulla Brexit ha portato nella giornata di sabato 7 settembre alle dimissioni della ministra del Lavoro e delle Pensioni Amber Rudd. La Rudd, che dallo scorso luglio ricopriva la carica di ministra delle Donne e dell’Uguaglianza, ha infatti annunciato le sue dimissioni a causa del suo essere in disaccordo con la volontà di Johnson di giungere ad una Brexit senza accordo (il cosiddetto no deal).

Brexit, dimissioni per Amber Rudd

Le dimissioni di Amber Rudd arrivano dopo l’espulsione dal Partito Conservatore di 21 parlamentari, rei di aver votato a favore della proposta di legge che eviterebbe una Brexit senza accordo. Una mossa che ha schierato dalla stessa parte i tories assieme all’opposizione laburista e liberaldemocratica, mandando così in minoranza l’esecutivo di Boris Johnson. Proprio facendo riferimento all’espulsione dei 21 parlamentari, al Rudd ha dichiarato: “Non posso rimanere quando sono esclusi i conservatori buoni, leali e moderati”.

Nella sua lettera di dimissioni, la Rudd sottolinea il grande onore di aver servito per il governo britannico: “Caro Primo Ministro, è con grande tristezza che mi dimetto da ministro del Lavoro e delle pensioni e da ministro per le Donne e l’Equità. È stato un onore servire in un dicastero che supporta milioni di persone e puo’ essere una gran forza per il bene. Vorrei rendere omaggio alle migliaia di persone che lavorano per il DWP in tutto il paese”.

Il termine del 31 ottobre

Nella missiva, l’ex ministra Rudd lamenta inoltre di come l’attuale governo si sia prodigato enormemente per portare il paese verso una Brexit senza accordo. Energie che tuttavia – sostiene la Rudd – non si sono viste per cercare di risolvere la questione del confine dell’Irlanda del Nord: “Questa è stata una decisione difficile. Sono entrata nel suo Gabinetto in buona fede: accettando che il “No Deal” fosse sul tavolo, perché significava che avremmo le migliori possibilità di raggiungere un nuovo accordo per partire il 31 ottobre. Comunque, non credo piu’ che l’uscita con un accordo sia il principale obiettivo del governo. Il governo sta spendendo enormi energie per prepararsi al “No Deal” ma non ho visto lo stesso livello di intensità nei colloqui con l’Unione Europea che ci ha chiesto di presentare soluzioni alternative al backstop irlandese”.

Con l’approvazione della proposta di legge sul no deal è però probabile che il termine ultimo per la Brexit venga posticipato dal 31 ottobre prossimo al gennaio del 2020. Al momento manca solo la firma della Regina Elisabetta per poter rendere esecutivo il provvedimento.