Brexit: aperture e minacce, negoziato in stallo

Francesco Russo
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AGI - Resta il muro contro muro tra Unione europea e Regno Unito nel negoziato per un accordo sulla Brexit, a poco piu' di due mesi dall'addio definitivo di Londra all'Ue.

Dopo un weekend di scambi di accuse, sembrava che fosse stato convenuto di intensificare i colloqui sul commercio e sull'esame dei testi legali, interrotti bruscamente venerdi' scorso. Ma il capo negoziatore britannico, David Frost, ha subito precisato che prima "l'Ue deve cambiare in modo sostanziale il suo approccio ai colloqui e rendere questo cambiamento chiaro". "Resteremo in stretto contatto", ha aggiunto.     

Le parole di Frost hanno spento le speranze alimentate da un tweet del collega capo negoziatore dell'Ue, Michel Barnier, il quale aveva espresso la disponibilità dell'Unione "a intensificare i colloqui a Londra questa settimana su ogni materia, basati sui testi legali". Michael Gove, ministro dell'Ufficio di Gabinetto britannico, aveva commentato che si trattava di "una mossa costruttiva" e aveva aggiunto di voler "guardare al futuro con ottimismo anziché voltarsi indietro con rabbia".     

Questo ennesimo balletto di aperture e chiusure dimostra come, quattro anni dopo il referendum con cui i britannici scelsero il divorzio dall'Ue, lo spettro di un'uscita disordinata sia tutt'altro che svanito. Lo stesso Gove, durante un'audizione alla Camera dei Comuni sullo stato del negoziato, ha ammesso che la trattativa a suo giudizio e' "di fatto finita, alle condizioni attuali". Che le posizioni restassero assai distanti si era gia' compreso dalla conferenza stampa del vicepresidente della Commissione Europea, Maros Sefcovic.

"Nonostante alcuni progressi, resta ancora molto da fare da parte del Regno Unito, in particolare per quanto riguarda l'attuazione del protocollo sull'Irlanda e l'Irlanda del Nord", ha detto il commissario slovacco al termine della riunione del comitato misto Ue-Regno Unito. Bruxelles, ha aggiunto, è comunque "pronta a collaborare per trovare soluzioni rapide". Una rapidita' che Londra esclude: secondo Gove, a meno che l'Europa "non cambi approccio", non ci sara' un accordo prima della fine del periodo di transizione, che scade a fine anno. Il che vuol dire "no deal", un divorzio senza accordo dalle conseguenze imprevedibili.    

 "Non ha senso proseguire coi negoziati finché l'Ue mantiene la sua posizione: una simile trattativa sarebbe senza senso", ha proseguito il ministro britannico, pur accogliendo con favore l'impegno di Barnier, a mettere ogni successivo passaggio della trattativa nero su bianco su un testo legale. Gove ha poi lamentato che Bruxelles non abbia voluto impegnarsi "su tutte le questioni sul tavolo" e "non sara' pertanto possibile stringere con l'Ue un accordo commerciale sul modello di quello tra Regno Unito e Canada". 

In questi mesi il dialogo si è avvitato, ancora una volta, sulla questione della frontiera tra le due Irlande. Se l'Irlanda del Nord restasse in qualche modo con un piede nel mercato comune, come propone Bruxelles, non sarebbe vera Brexit per i duri e puri del 'Leave' che hanno sostenuto BoJo. Downing Street non è però riuscita a fornire un'alternativa credibile.     

Sefcovic ha confermato che, a proposito della legge sul mercato interno approvata dal Regno Unito e ritenuta da Bruxelles in contrasto con l'Accordo di recesso, e' stata avviata una procedura di infrazione. Nondimeno, il vicepresidente della Commissione si e' detto fiducioso di poter "risolvere la questione in seno al comitato congiunto" purche' ci sia la "volonta' politica".

Il vero problema e', pero', che il ritorno di controlli alla dogana tra Dublino e la Belfast violerebbe gli accordi del "Good Friday" con i quali, nel 1998, fu posta fine alle violenze e agli attentati che avevano insanguinato per decenni l'Irlanda del Nord. Se tornera' un confine, i miliziani della 'Nuova Ira' si sentiranno autorizzati a riprendere in mano le armi.

Una prospettiva che, secondo i servizi segreti di Sua Maesta', e' decisamente concreta. Nelle ultime settimane e' emersa anche la questione della pesca: la Gran Bretagna vuole riprendersi il controllo delle sue acque territoriali e si sente minacciata dai pescherecci europei; e il premier Boris Johnson teme di scontentare, con un accordo insoddisfacente, la potente lobby dei pescatori scozzesi che avevano votato in massa per l'uscita dall'Ue. Adesso dunque le prossime settimane appaiono davvero in salita e anche la borsa di Londra ne ha risentito.     

Da segnalare infine il siparietto ai Comuni tra il ministro e Theresa May: la reazione dell'ex premier a una risposta, giudicata un po' troppo evasiva, di Gove è stata uno dei contenuti più virali del giorno su Twitter. 

Gove ha risposto di dover dire "tre cose": in primo luogo che "ci sono stati progressi nella cooperazione sulla sicurezza" ma che e' "inaccettabile che per avere accesso alle banche dati il Regno Unito accetti la giurisdizione della Corte Europea di Giustizia"; la seconda è che "alla Gran Bretagna si aprono prospettive migliori di cooperazione nella sicurezza sui confini al di fuori dell'Unione Europea" e la terza e' una frase pronunciata in passato da May (e non solo), ovvero che "è meglio nessun accordo che un cattivo accordo".

Ma quando Gove ha illustrato il secondo punto, May, inquadrata dalle telecamere, ha sfoderato un'espressione tra l'incredulo e il divertito dicendo "Whaaat?", "Cooosa?", come se la frase di Gove non avesse senso compiuto. E in effetti Londra, in caso di "no deal", rischia di rimanere senza accesso alle banche dati europee su criminali e potenziali terroristi.