A briglie sciolte, ma su qual cavallo?

Un caro amico e concittadino ha pubblicato oggi su FB qualcosa, per me e credo anche per lui, di magnifico, ovvero scene di film in cui compare la mia, la nostra città: Pavia. Alcuni li conoscevo: I sogni nel cassetto di Renato Castellani, Il cappotto di Alberto Lattuada con – cito l’amico Alessandro – «Il Ticino che sostituisce la Neva», Fantasma d’amore di Risi, in cui le porte dell’aldilà sono dischiuse.

«Vede, caro signore» dice il protagonista, il commercialista Nino Monti (sì, omonimo dell’altro che tanto sovente indugia in «combinazioni foniche non codificate», per dirla con le parole del mai dimenticato filologo cappuccino Giovanni Pozzi, oppure nell’iconismo poetico da Wild West Show tipo, è di ieri: «Ecco perché l’Europa non si lancia a briglie sciolte nella prateria della crescita») «Vede, caro signore», dice il Monti-Mastroianni, «tutto quello che dicono dell’aldilà, dell’aldiquà, sono tutte storie. Perché siamo sempre noi, siamo vivi e siamo morti nello stesso tempo. Lei non mi crede? Lo so, è difficile da spiegare ma è così».

Orbene, questo malinconico lirismo a Pavia te l’aspetti, che tu sia o non sia di questa sulfurea terra, se anche soltanto una volta hai passeggiato in una nebbiosa sera d’inverno sotto i portici di Borgo Calvenzano.

Quel che non t’aspetti però sono gli inseguimenti in Piazza Borromeo di Liberi, armati, pericolosi di Romolo Guerrieri, o la Giulia dal guidatore colpito che s’invola in mezzo tonneau dopo l’urto con lo “squalo” Citroën in Mark il poliziotto di Stelvio Massi, di cui andrà almeno aggiunto che la parte del cattivo la fa qui quel Juan Carlos Duran superwelter che in una notte di giugno del ’68 a Colonia, dopo aver dichiarato ai giornali: «Mi sono preparato a distruggere Elze», lo fece. A scoppio ritardato – Jupp Elze morì otto giorni dopo – come le bombe da 450 kg lanciate dai mastodontici bombardieri Lancaster su Amburgo.

, I “poliziotteschi”: storie esplosive, di uomini, ladri e assassini. Storie d’azione violenta, non so se la critica allora sbagliò poi di tanto a dirli fascisti. L’indagine è poca cosa o nulla, si spara e si cerca di vivere.

Un po’ come Luigi Martinelli, 54 anni, di Calcio, provincia di Bergamo. È un ex imprenditore, aveva un’impresa di pulizie. Oggi ha sequestrato 15 persone nelle sede dell’Agenzia delle entrate di Romano di Lombardia, stessa provincia. Non è stato un bandito per molto, l’hanno già catturato. Anche se era armato di due pistole ed un fucile a pompa si è arreso subito. E il solo colpo che ha sparato l’ha diretto al soffitto. L’impressione dei sequestrati è che non fosse una persona pericolosa ma solo disperata, che voleva raccontare la sua storia.

Una storia di disperazione economica, la più inascoltata tra le disperazioni, perché è l’unica cui si può rimediare, che potrebbe comportare un impegno. Chi l’ha ascoltato racconta che aveva deciso di agire a quel modo dopo aver ricevuto delle cartelle esattoriali che non era in grado di pagare. Chi l’ha ascoltato racconta che continuava a urlare: «Voglio parlare con Monti, non ce l’ho con voi». Quello delle praterie della crescita. Magari da percorrere in groppa a un cavallo scheletrito, come quello di Palazzo Sclafani a Palermo.

A presto.

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