Britney in tribunale contro il padre: "Rivoglio la mia vita"

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(Photo: Anthony Harvey via Getty Images)
(Photo: Anthony Harvey via Getty Images)

Britney Spears ne ha abbastanza della tutela legale che da 13 anni assoggetta ogni sua azione alla tutela del padre Jamie e vuol far causa alla sua famiglia. Lo ha detto la stessa pop star alla giudice della Superior Court di Los Angeles Brenda Penny. Britney ha detto che non vuole altre perizie psichiatriche. Vuole d’ora in poi essere libera.

“Sono traumatizzata, non sono felice, non posso dormire, sono arrabbiata: rivoglio la mia vita. Voglio sposarmi e avere un bambino. Volevo farmi togliere la spirale e avere un bambino, ma i miei tutori non me lo fanno fare perché non vogliono che abbia un bambino”, ha detto Britney, che ha quasi 40 anni. La giudice ha ringraziato la Spears, lodando il suo coraggio per aver voluto parlare di persona davanti alla corte. La Penny ha chiesto all’avvocato di Britney se voleva presentare una mozione per “liberare” la sua cliente dalla tutela: “Se Britney vuol che lo faccia, lo farò. Finora non me lo ha mai chiesto”, ha risposto il legale.

Dopo 13 anni sotto il giogo del “padre padrone”, Britney Spears dice la sua in aula sotto gli occhi puntati di tutto il mondo e dei fan che fuori dalla corte reclamano la sua “liberazione”. L’udienza in formato virtuale nella Stanley Mosk Courthouse è in programma alle 13:30 (ora di Los Angeles) ma il New York Times ha anticipato il pensiero pop star pubblicando documenti legali da cui emerge l’insofferenza della quasi quarantenne diva per il rigido sistema di controllo esercitato dal padre Jamie su ogni aspetto della sua vita: dagli uomini con cui si è accompagnata al colore degli armadietti della sua cucina.

Mentre Britney guadagnava milioni di dollari con i concerti a Las Vegas Jamie le autorizzava una “paghetta” da duemila dollari a settimana chiedendo di verificare ogni minima spesa, ha appreso il New York Times. Britney non ha mai chiesto formalmente finora di revocare la ...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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