Bruce Nauman a Punta della Dogana: una mostra assoluta

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Venezia, 27 mag. (askanews) – Una mostra che punta dritta al cuore della ricerca contemporanea, attraverso un percorso nel lavoro di una delle figure storiche più rilevanti in assoluto degli ultimi 50 anni. Palazzo Grassi, nella sede di Punta della Dogana a Venezia, ha scelto di riaprire con una memorabile immersione nel lavoro seminale di Bruce Nauman, artista americano classe 1941, e nella dimensione corporea, sonora e radicale della sua lezione. Con effetti che, al tempo della pandemia, sono ancora più clamorosi ed evocativi.

E con il curatore Carlos Basualdo abbiamo parlato proprio della dimensione corporea della mostra. “Io credo – ha detto ad askanews – che sia una mostra che richiede il corpo e richiede la presenza. Ed è una cosa molto importante in questi momenti. A volte si ha la sensazione che il mondo possa essere riassunto o assorbito in una dimensione digitale, ma lui ci rimanda al corpo, anche attraverso le tecnologie digitali, ma ci rimanda al nostro corpo”.

“Bruce Nauman: Contrapposto Studies” è un progetto realizzato dalla Collezione Pinault partendo dall’acquisizione di tre opere di Nauman insieme al Philadelphia Museum of Art, ma che prende una strada che va oltre il semplice tributo a un grande artista per spostarsi sul terreno delle domande sul nostro modo di stare nel mondo, sulla relazione con la tecnologia e la dimensione dello studio, ma anche sull’idea di assenza, tipica del Novecento, in scia alle lezioni di Beckett o di John Cage. E, naturalmente, sull’inafferrabile idea di realtà e sui suoi molteplici livelli.

“In Bruce – ha aggiunto Basualdo – si trova moltissimo una riflessione su quello che succede. C’è un lasciar succedere all’interno dell’opera e poi c’è un riguardare quello che è successo e capire quali sono le dimensioni che riportano al suo lavoro, ma anche alla storia dell’arte”.

La mostra, ed è un’altra caratteristica profondamente beckettiana, è praticamente priva di oggetti: ci sono le grandi proiezioni video, le performance, gli schermi, che sono però solo intermediari di altri messaggi e naturalmente le installazioni sonore, come “For Children”, che abbraccia il visitatore nel Torrino di Punta della Dogana.

“E’ una mostra impressionante perché c’è la monumentalità, è immersiva, è sonora. Però ci fa anche entrare nell’intimità dello studio, ed è la prima volta che lo fa in modo così generoso”. E’ molto soddisfatto anche il direttore di Palazzo Grassi-Punta della Dogana, Bruno Racine, che ha ragionato poi sul momento che la cultura sta vivendo, non solo a Venezia. “C’è tanta incertezza nel contesto – ci ha spiegato – speriamo che nei prossimi mesi saremo più tranquilli e non saremo costretti a nuove chiusure. Dobbiamo pensare a un rapporto un po’ diverso con il pubblico”.

Pubblico che è parte integrante della mostra di Nauman, chiamato a mettere in gioco se stesso all’interno degli spazi sia dell’esposizione sia dei luoghi che le opere ricostruiscono in modo imprevedibile, disturbante, radicalmente intimo.

“Noi nello spazio reale – ha aggiunto Basualdo – sentiamo quasi al sua presenza entrando nello spazio di finzione. Ma siamo noi proprio in uno spazio reale?”

Ovviamente un aspetto centrale della mostra è l’acquisizione delle opere da parte della Collezione Pinault, e per questo abbiamo chiesto alla curatrice Caroline Bourgeois come si sente per questo risultato.

“Estremamente orgogliosa – ci ha risposto -. Questa in un certo senso è la qualità di Francois Pinault: la capacità di andare così lontano nel contemporaneo, collaborando con i musei. Noi ormai siano al livello delle collezioni dei musei e sono molto fiera anche del fatto che, dopo l’acquisizione, abbiamo pensato alla mostra con Carlos Basualdo e ci sono voluti 4 anni per arrivarci”.

Intorno alla mostra di Nauman, poi, Palazzo Grassi-Punta della Dogana ha costruito una serie di conversazioni con artisti di oggi come Philippe Parreno o Anne Imhof. “Chiedendo loro cosa pensassero di Bruce Nauman – ha aggiunto Caroline Bourgeois – tutti hanno risposto: è nostro padre”.

Un padre lontano, quasi leggendario, ma il cui lavoro continua a essere decisivo per comprendere il presente, non solo nell’arte, ma in generale. Il nostro presente nel corpo di Bruce Nauman, il vero artista.