Brusca libero, l'avvocato Li Gotti: "Suo contributo eccezionale"

·3 minuto per la lettura

"Io ho assistito Giovanni Brusca dall’inizio, dal primo interrogatorio e per molti anni, quindi ho seguito il suo percorso. Posso dire che questa reazione, più che altro del mondo politico, dimostra che i nostri politici non conoscono le leggi che fanno. Ma non conoscono neanche il codice. Se sono così scandalizzati, allora aboliscano la legge sui collaboratori di giustizia. Se sono tutti quanti d’accordo, se tutti quanti dicono di aver ricevuto un pugno nello stomaco e che questa non è giustizia, benissimo, visto che c’è il parlamento al cento per cento schierato, ci mettono una settimana ad abolire la legge". A dirlo all’AdnKronos, commentando la scarcerazione di Giovanni Brusca dopo 25 anni di reclusione per via degli sconti di pena ottenuti in quanto collaboratore di giustizia, è l’avvocato Luigi Li Gotti, che nella sua carriera, oltre che il pentito Tommaso Buscetta, ha difeso anche lo stesso Giovanni Brusca.

"Questa indignazione è di pancia - spiega il legale -, ma io posso comprenderla se proviene dal cittadino comune, che può non capire, può ritenere ingiusta l’applicazione della legge, il cittadino ha diritto all’indignazione, ma il politico no, il politico ha dei doveri di lealtà verso l’elettorato, quindi ha il dovere di rispettare la propria funzione".

Per Li Gotti, "se vogliono capire cos’è successo, nel caso di Brusca è accaduta una cosa semplice. Processo per processo, a Brusca è stata applicata l’attenuante della collaborazione, e nessuno si è scandalizzato processo per processo. Una volta finiti i processi, si fa il cosiddetto ‘cumulo giuridico’ previsto dal codice e vale per chiunque, collaboratori di giustizia o condannati comuni. Il cumulo giuridico di Brusca è di 30 anni, e li ha scontati, tutto qua. L’indignazione, dunque, doveva esserci sentenza per sentenza, non ora che la norma sul cumulo giuridico ha avuto effetto. Si sapeva che Brusca aveva un cumulo giuridico di 30 anni, e 30 anni sono passati. E nei suoi confronti è stata applicata anche la norma più rigorosa, perché per i collaboratori di giustizia è previsto che ad un quarto di pena si potrebbe accedere alla detenzione domiciliare. E stato concesso a tutti, ma non a Brusca, perché la sua richiesta di poter accedere ai domiciliari dopo un quarto di pena non è stata presa in considerazione. Ma io gliel'avevo detto che la condanna l’avrebbe scontata tutta. E l’ha fatta tutta".

Quanto all’affidabilità e all’attendibilità di Brusca come collaboratore di giustizia, Li Gotti non ha dubbi: "Brusca meritava di essere inserito fra i collaboratori di giustizia, ha dato un contributo eccezionale, nel senso che ha consentito la conoscenza di molti fatti a diversi livelli, ha fatto trovare armi, arsenali, esplosivo, ha evitato che venissero commesse altre stragi, altri delitti. La sua collaborazione indubbiamente ha disarticolato l’organizzazione armata di Cosa nostra, perché ha portato anche a tanti arresti, e questo ha provocato un ulteriore smottamento dell’organizzazione mafiosa. Che poi l’abbia fatto all’inizio per calcolo…ma la legge non prevede il pentimento, prevede la collaborazione".

Quanto all’ipotesi che Brusca possa celare ancora segreti mai svelati che si potrebbe portare nella tomba, Li Gotti afferma: "Io ho sempre detto a Brusca di parlare come se camminasse. Quando uno cammina poggia il piede quando il terreno è solido. Se il terreno è franoso, uno il piede non lo deve mettere. Io, quindi, ho sempre consigliato a Brusca di fare attenzione quando parlava, perché ci vuole consistenza nel racconto, e i magistrati, però, vogliono sapere anche le cose che non si possono provare, però poi quei verbali vanno nei processi. E allora ho detto a Brusca di fare attenzione, perché poi ci si trova scoperti di fronte a racconti non dimostrabili che nemmeno la magistratura è in grado di provare. E allora io gli ho detto di essere prudente. Lui questo mio consiglio indubbiamente l’ha seguito. Ora, io non lo so se nel concetto di prudenza c’è anche qualche omissione".