Bruxelles alla larga dai migranti

In this image provided by the Turkish Military, members of Turkish forces, left, approach migrants aboard a dinghy in the mid Mediterranean Sea, Wednesday, Jan. 29, 2020. The military said that a military ship, TCG Gaziantep, assisted the migrants and provided medical aid before handing them over to the Libyan Coast Guard. The frigate is in the region to support NATO's Mediterranean Shield Operation and to assist NATO's Marine Guard Operation. (Turkish Military via AP) (Photo: ASSOCIATED PRESS)

Pur di non ritrovarsi a salvare migranti nel Mediterraneo senza sapere dove sbarcarli per via dell’indisponibilità della maggioranza dei paesi europei ad accoglierli, l’Ue farebbe di tutto. Come per esempio, mettere la parola fine alla missione navale Sophia, la prima missione europea nel Mediterraneo nata nel 2015 con il compito di contrastare il traffico di essere umani e di armi. Oggi il Consiglio Affari esteri, riunito a Bruxelles sulla situazione libica, ha deciso di lasciar morire Sophia e lanciare un’altra missione che si occuperà di vigilare sull’embargo alla vendita di armi in Libia e solo in extremis di migranti: solo se inevitabile.

Per evitare di incrociare barconi, la missione sarà operativa a est della Libia perchè lì si concentra la gran parte del traffico di armi, meno di persone. Se anche lì la missione si dovesse imbattere in barconi carichi di migranti, “naturalmente deve salvarli”, ci dice l’Alto rappresentante per la Politica estera Ue Josep Borrell, “nel rispetto del diritto del mare che obbliga a dare soccorso”. Ma questa è un’ozpione contro la quale a Bruxelles si fanno gli scongiuri, anche perchè in quel caso non si sa dove sbarcherebbero i migranti soccorsi: “Questo è ancora da decidere”, dice Borrell.

Soprattutto, però, se la nuova missione, per la quale si sta ancora cercando un nome ma dovrebbe partire a fine marzo (quando scade ufficialmente il mandato di Sophia), si dimostrerà ‘pull factor’ per i migranti, vale a dire se si rivelerà fattore di incoraggiamento all’immigrazione verso l’Europa, allora verrà fermata. “Se sarà ‘pull factor’ la bloccheremo”, dichiara soddisfatto Luigi Di Maio al termine del vertice. Nel senso che, specifica Borrell, “in quel caso la missione verrà ritirata dall’area” in cui ha incrociato dei barconi.

E’ su queste parole d’ordine che gli Stati membri ritrovano l’unanimità. L’importante è tenersi alla larga dai barconi del Mediterraneo: così è subito accordo. In mattinata Borrell non ci sperava affatto: “Non c’è acccordo su Sophia”, aveva detto. Infatti, gli Stati membri hanno trovato l’intesa sull’opposto: si sono ritrovati uniti sulla decisione di lasciar morire la prima missione navale europea pensata dopo i continui naufragi nel Mediterraneo 5 anni fa, chiamata ‘Sophia’ perchè quello era il nome di una bimba somala nata a bordo di una nave soccorsa al largo della Libia nell’agosto del 2015.

Oggi finisce un’epoca, cala il sipario sui tentativi e i fallimenti europei sull’accoglienza. In quell’estate di anni fa, Angela Merkel aprì le porte della Germania ai profughi siriani, sfidandone le conseguenze in termini di consenso elettorale: le pagò. Oggi non si tenta nemmeno di accogliere, si cerca invece di evitare il problema: in nome dell’unanimità europea.

Stamane ci son volute comunque più di tre ore di vertice per prendere una decisione, “la discussione più lunga che io ricordi su questi temi”, dice Borrell. Perché di fronte al muro opposto dall’Austria e dall’Ungheria, paesi come Germania e Lussemburgo hanno tentato di insistere per tenere in vita Sophia, la missione a guida italiana che nei fatti non opera più dall’anno scorso, quando l’allora governo M5s-Lega la bloccò approfittando dell’indisponibilità degli altri Stati membri a metterci le navi.

Allora, come oggi, il problema erano i migranti. Solo che allora il M5s governava con la Lega e ora governa con il Pd. E il Cancelliere austriaco Sebastian Kurz governava con l’ultradestra dell’Fpo, ora governa con i Verdi. Eppure la politica non cambia, fedele alla linea del ‘no ai barconi’ cavalcata dagli anti-europeisti alla Salvini ma che evidentemente ha fatto breccia anche nelle forze politiche europeiste.

La missione Sophia “non esiste più”, spiega il ministro degli Esteri italiano. “Adesso esiste una missione che blocca le armi e che ha delle regole di ingaggio molto imporanti – continua - la prima di tutte è che le navi disposte in mare saranno nella zona est della Libia dove c’è il traffico delle armi. Se per caso queste navi dovessero scatenare un pull factor, cioè fanno partire più migranti, la missione navale si blocca. E questa è un altra novità perchè la Ue nei suoi statement riconosce il pull factor. Siamo d’accordo che si ritirano le navi se c’è un pull factor”.

La nuova missione sarà navale, aerea, userà le informazioni captate dai satelliti e, in teoria, potrebbe diventare “anche terrestre - dice Di Maio - per bloccare le armi e l’ingresso delle armi in Libia”. Ma naturalmente la parte “terrestre” dovrà attendere ancora, dato che la situazione sul campo in Libia non è di tregua, a dispetto di quanto deciso e chiesto dalla Conferenza internazionale tenutasi a Berlino un mese fa.

E’ passata la linea dell’Austria, il paese che nelle scorse settimane di negoziato si è maggiormente esposto sulla questione (come raccontato qui da Huffpost). “Per me una cosa è chiara – sono le parole del ministro degli Esteri austriaco, Alexander Schallenberg, al suo arrivo alla riunione con i colleghi europei – la missione Sophia non esiste più e non ci sarà un’operazione umanitaria. Si può parlare di tutto, ma non al largo delle coste libiche, non della ripresa di Sophia”.

A niente è servita la mediazione del ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas che ha invitato l’Austria e gli altri Paesi contrari a Sophia a cambiare posizione. “Coloro che pensano in primo luogo alla questione migratoria, devono sapere che questi problemi si possono risolvere solo se la Libia non rimane uno Stato fallito”, dice Maas a margine del Consiglio.

“E’ importante trovare un accordo” per dare seguito alla Conferenza di Berlino, diceva prima del vertice il ministro degli Esteri del Lussemburgo Jean Asselborn. “Rompere questo consenso per evitare di salvare qualche persona in mare è grave”. Quindi, Asselborn chiama in causa direttamente il governo di Vienna: “In Austria abbiamo una coalizione tra Sebastian Kurz e i Verdi: i Verdi ci sono. Questa formula sembra essere un modello per la Germania: e non posso immaginarmi una coalizione Cdu-Csu con i Verdi che blocca un obbligo come Sophia”.

Ma Di Maio è soddisfatto: quanto deciso oggi a Bruxelles “significa finalmente ascoltare l’Italia”, con questa missione “torniamo come Ue e come Italia ad essere protagonisti in Libia, ma con la postura di chi vuole la pace e non di chi vuole alimentare la guerra”.

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