Bruxelles chiede un'indagine sulla vicenda di spionaggio in Grecia

Lo scandalo di spionaggio politico in Grecia sta scuotendo il Paese esercitando una forte pressione sul governo di Atene. Secondo le accuse lanciate da Thanasis Koukakis, giornalista specializzato in casi di corruzione per spiare l’eurodeputato greco Nikos Androulakis sarebbe stato usato il malware Predator. Il governo greco nega ogni coinvolgimento. Ma la vicenda è arrivata anche sul tavolo del Parlamento e della Commissione europea disposti a collaborare con le autorità locali.

“La sicurezza nazionale è di competenza di uno Stato membro, ha dichiarato Christian Wigand, portavoce della Commissione”. Tuttavia quando garantiscono la sicurezza nazionale, gli Stati membri devono applicare il diritto dell'Unione europea inclusa la giurisprudenza della Corte di giustizia europea".

Sempre più eurodeputati chiedono un'indagine e un dibattito in plenaria dedicati alla questione. A sollecitare l’inchiesta Renew, Socialisti, Verdi e Sinistra mentre nel PPE tutto tace per ora.

Gabriele Bischoff, eurodeputato tedesco: "Stiamo insistendo per una missione in Grecia da parte di questa commissione per cercare di fare luce e perché crediamo che debba essere svolta un'indagine completa. E’ una minaccia per la democrazia e lo stato di diritto, e quindi questa storia deve essere chiarita, come facciamo con altri Stati membri. Non riguarda solo un membro del Parlamento europeo, ma anche diversi giornalisti greci. La libertà dei media è qualcosa di fondamentale a livello europeo".

La Commissione competente terrà due udienze la prossima settimana incentrate sullo spionaggio ai danni dei cittadini. Non è ancora chiaro se il caso greco sarà all'ordine del giorno. Una sessione specifica potrebbe tenersi in un secondo momento.

La spystory greca

Cerca di sfilarsi dalla bufera il Primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis, attorno al quale sta montando uno scandalo che gli oppositori già hanno ribattezzato come un Watergate ellenico.

In un discorso alla nazione, Mitsotakis ha ribadito lunedì di non essere a conoscenza del fatto che il telefono del leader del Partito Socialista (PASOK) Nikos Androulakis fosse stato messo sotto controllo dai servizi di intelligence nel 2021.

Il caso, scoppiato la scorsa settimana, ha scatenato un putiferio, con i partiti di opposizione che hanno chiesto un'indagine approfondita in merito al coinvolgimento del primo ministro .

"Il Servizio nazionale di intelligence (PEG) ha sottovalutato la dimensione politica di quella particolare azione" ha detto Mitsotakis. "Era formalmente adeguata, ma politicamente inaccettabile. La sorveglianza avrebbe potuto rispettare la legge, ma era sbagliata. Non ne ero a conoscenza e, se l'avessi saputo non l'avrei mai permesso".

Mitsotakis ha dichiarato che il caso ha messo in luce le carenze dei servizi segreti greci, dei quali ha promesso una revisione. Il capo dei servizi e il segretario generale dell'ufficio di Mitsotakis si sono entrambi dimessi in seguito allo scandalo.

Androulakis, membro del Parlamento europeo dal 2014 ed eletto leader dei socialisti nel dicembre 2021, ha dichiarato venerdì di aver appreso che i servizi di intelligence avessero ascoltato le sue conversazioni alla fine del 202, senza però rivelare la fonte delle informazioni.

Il partito socialista è il terzo della Grecia ed è stato per decenni il principale rivale politico del partito conservatore di Mitsotakis, Nuova Democrazia.