Bruxelles crede nel rinvio della Brexit all'estate 2020

Angela Mauro

Estate 2020. È il nuovo orizzonte temporale della Brexit, la nuova data dell’ultimo rinvio che potrebbe essere deciso nei prossimi giorni, a cavallo del consiglio europeo della prossima settimana o comunque prima della scadenza del 31 ottobre che ormai sembra morta. Secondo fonti europee, tutti i 27 Stati membri dell’Ue sarebbero d’accordo su un’estensione dell’articolo 50 all’estate prossima. Ma dovrà essere il governo di Londra a chiederla con un buon motivo. Il motivo che si fa strada sarebbero le elezioni anticipate.

Già la risoluzione votata dal Parlamento europeo a settembre ipotizza le elezioni anticipate o un nuovo referendum sulla Brexit come un motivo accettabile perché Londra chieda un rinvio. E oggi, all’indomani di un teso incontro con il premier britannico Boris Johnson a Downing Street, il presidente dell’Europarlamento David Sassoli ne ha parlato con lo speaker della Camera dei Comuni John Bercow. “Un’eventuale richiesta da parte delle istituzioni del Regno Unito di estensione del termine di recesso dovrebbe servire a ridare la parola ai cittadini britannici tramite referendum o elezioni generali”, sono le parole di Sassoli. “Con John Bercow c’è stata piena consonanza – aggiunge Sassoli - sull’importanza del ruolo dei nostri Parlamenti nella gestione della Brexit. E vi è la comune consapevolezza che una uscita disordinata del Regno Unito dall’Unione Europea sarebbe contro gli interessi dei cittadini britannici ed europei”.

Consapevolezza che invece Johnson non vuole maturare. Con i suoi interlocutori, compreso Sassoli ieri, il premier britannico continua a dire che lui non chiederà un rinvio in mancanza di un nuovo accordo con l’Ue che in effetti stenta a prendere forma. Non lo chiederà, nonostante che Westminster abbia votato a maggioranza una risoluzione che invita gli “organi istituzionali britannici’ a chiedere il rinvio se, entro il 19 ottobre, non si ci sarà una nuova intesa con Bruxelles. Se...

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