Bruxelles ricorda le deportazioni sovietiche e accusa Mosca di ripetere la storia

Gli ucraini arrivati ​​in Russia dall'inizio della guerra sono rifugiati o deportati? Questa è la domanda che molti si pongono nel giorno in cui Bruxelles ricorda le deportazioni di massa ai tempi dell'Unione Sovietica.

Per commemorare i tragici eventi accaduti a cavallo fra l'inizio e la fine della seconda guerra mondial, è stata organizzata una manifestazione davanti al Parlamento europeo.

Secondo gli organizzatori, coloro che la Russia chiama rifugiati sono in realtà dei deportati. Ma che prove ci sono? Risponde la deputata lituana Rasa Juknevičienė:  "Gli stessi russi, non lo stanno nascondendo. Stanno raccontando loro di come hanno portato nel proprio paese molte migliaia, centinaia di migliaia di ucraini, compresi bambini senza genitori e li stanno adottando. Per avere dei nuovi russi".

Tra le persone presenti alla cerimonia c'erano molti sopravvissuti alla deportazione sovietica degli stati baltici andata avanti dal 1940 al 1953.

Alcuni di coloro le cui famiglie hanno conosciuto questi viaggi forzati stanno ora inviando un messaggio di avvertimento all'Europa. Così il socialista Juozas Olekas S&D: "È davvero incredibile che ciò stia accadendo al giorno d'oggi. Ma è molto pericoloso dimenticare quest'aggressione, questa brutalità. Gli ucraini stanno soffrendo nei campi di deportazione in vari luoghi della Russia. Sento dal mio cuore che ciò è davvero pericoloso per il futuro dell'Europa se permettiamo di usare quella brutalità in Europa. Oggi in Ucraina, forse domani accadrà in Italia. Chi lo sa?"

Mosca afferma che almeno un milione di ucraini è andato spontaneamente in Russia. Kiev dice che queste persone sono state sradicate dal loro paese.

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