Bruxelles vuole rilanciare Sophia contro la vendita di armi ai libici

Massimo Maugeri

Rilanciare l'operazione Sophia per vigilare sull'embargo della vendita di armi ai libici. All'indomani della Conferenza di Berlino, l'Unione europea cerca gli strumenti operativi per dar seguito ad alcune delle decisioni prese domenica in Germania e torna a considerare l'operazione che fu fermata anche per volere del governo giallo-verde per le sue implicazione sullo sbarco e la redistribuzione dei migranti salvati in mare.

"Secondo parte dell'opinione pubblica in Italia Sophia riguarda solo il problema dei migranti, ma Sophia era stata originariamente concepita anche per controllare il flusso delle armi verso la Libia: ora dobbiamo fare un lavoro importante per far rivivere Sophia e riorientarla alle esigenze dell'accordo di Berlino", dice dice l'alto rappresentante Ue per la politica estera, Josep Borrell al termine del Consiglio Affari esteri. "Rifocalizzeremo il mandato dell'operazione Sophia", ha aggiunto Borrell, l'idea è ripristinarla concentrandosi sull'embargo delle armi".

Da Di Maio un sì condizionato: "Va smontata e rimontata"

La "riattivazione" della missione Sophia per monitorare il rispetto dell'embargo all'export di armi verso la Libia può essere "un punto di partenza", ma la missione va "smontata e rimontata" è la posizione del ministro degli esteri, degli Esteri Luigi Di Maio.

"Ci interessa - dice Di Maio - che ci sia una missione che possa permettere il monitoraggio del cessate il fuoco e che ci possano essere strumenti dell'Ue che vigilino affinché le armi non entrino in Libia. Si parla della riattivazione della missione Sophia, che può essere un punto di partenza - continua Di Maio - ma Sophia va smontata e rimontata in maniera completamente diversa. Perché deve essere una missione per non fare entrare le armi in Libia, per il monitoraggio dell'embargo, e null'altro". Insomma, sì al controllo sulla vendita delle armi ai libici ma niente implicazioni con l'immigrazione.

Per Berlino l'Europa "deve prendersi le sue responsabilità"

"Quali saranno le forme - continua - se ne discuterà nelle prossime settimane", aggiunge Di Maio. E infatti saranno proprio le modalità con cui Sophia sarà ridisegnata che farà la differenza. Sul fronte Ue, oltre a Borrell, anche il ministro tedesco degli Esteri Heiko Maas rilancia la necessità di un ritorno a Sophia e chiede che vengano condotti nuovi colloqui in merito.

"Io credo che nel processo che ora è stato messo in moto uno dei punti fondamentali sia che anche l'Unione europea deve prendersi le sue responsabilità", ha detto il capo della diplomazia tedesca". È contraddittorio criticare come disumane le condizioni nei campi profughi in Libia e poi permettere che le persone vengano riportate proprio là", aggiunge Maas che apparentemente considera ancora fondamentale l'aspetto migrazione nella nuova versione di Sophia.

"In un momento come questo, avere in mare una missione navale europea penso che abbia solo risvolti positivi. Non vedo quali possano essere quelli negativi", dice il commissario all'Economia, Paolo Gentiloni. "Penso che vada ripristinata", conclude.

Nessuna decisione concreta è stata adottata, i tempi sono ancora lunghi e il tema probabilmente arriverà al consiglio Affari esteri del 17 febbraio. Ma le implicazioni politiche e lo scenario libico rendono la partita molto più complessa. E' possibile che la decisione sarà presa dai leader che si riuniranno al Consiglio di fine marzo.