Bufala, carbonara e tanto altro. La cena tra amici di Scorsese a Trastevere, dopo una giornata romana

Giuseppe Fantasia
ROME, ITALY - OCTOBER 21: Martin Scorsese attends

Una persona corretta si riconosce da piccoli accorgimenti e dal rispetto di regole essenziali, ad esempio la puntualità. Martin Scorsese, 76 anni - uno dei registi più noti e amati al mondo con all’attivo una sessantina di titoli se si considerano anche i documentari e i corti e un Premio Oscar (per The Departed) – è tra questi. 

Al contrario di Bill Murray che, la mattina precedente non si è presentato affatto, perché ha preferito dormire e la sera è arrivato con ben quaranta minuti di ritardo, Scorsese arriva à l’heure, come direbbero i francesi, all’incontro con la stampa. Non si lamenta mai, sorride sempre e con grande professionalità è disponibile con tutti, fotografi compresi. Come si sa, è qui per presentare “The Irishman” , il suo nuovo film prodotto da Netflix, in uscita anche nelle sale dal 4 al 6 novembre prossimi distribuito dalla Cineteca di Bologna. Tre ore e mezza di film non sono affatto poche, ma tutti gli attori, dalla comparsa ai grandi interpreti - Robert De Niro, Joe Pesci, Al Pacino, Harvey Keitel, Bobby Cannavale e Anna Paquin – sono perfetti in quei ruoli, uomini soprattutto che non sono mai mostrati affascinanti o come eroi”, spiega Scorsese, “sono dei cattivi punto e basta che il pubblico detesterà”.

 

ROME, ITALY - OCTOBER 21: Martin Scorsese and Antonio Monda attend

 

Il film. Ci parla del suo film che “è un inno alla vita e al cuore umano nella sua contemporaneità” e il cui tema principale “non è affatto il crimine, ma il tempo”. “L’età avanza e non torna indietro se non con la memoria che, però, precisa lui, anno dopo anno, diventa sempre meno nitida e allora l’unica cosa che resta da fare è lasciarsi andare”. Scorsese ripercorre la storia di Frank Sheeran (De Niro), ormai sulla sedia a rotelle in un ospizio di Filadelfia con i capelli bianchi e la fronte stempiata. È stato un camionista irlandese e un veterano della seconda guerra mondiale, divenuto poi il braccio destro della mafia italiana negli anni Cinquanta, oltre ad essere un pezzo grosso...

Continua a leggere su HuffPost