Bufera per le parole, poi smentite, di Gianfranco Miccichè sul Governatore siciliano: 'Musumeci fascista'

Mike Palazzotto / Agf

AGI - Non c'è pace per il centrodestra in Sicilia. A pochi giorni dall'accordo che ha portato la coalizione a convergere su un unico candidato alle amministrative a Palermo, un nuovo 'caso' rischia di fare emergere le divisioni tra Lega, Forza Italia e Fratelli d'Italia e le tesioni interne ai partiti.

Ad infiammare il dibattito un'intervista in cui Gianfranco Miccichè definisce Nello Musumeci un "fascista", smentita dall'intervistato ma per la quale ora Fratelli d'Italia chiede un "chiarimento politico".

"Musumeci? Mai più. Guardi, cinque anni fa subimmo un'imposizione. Ma a condizione che non si ricandidasse" alla presidenza della Regione siciliana, tuona il commissario azzurro sull'isola, nel colloquio con 'La Stampa'.

"Musumeci odia partiti, Parlamento, stampa. 'Di lei si occuperanno ben altri palazzi', ha detto a un deputato dell'opposizione. D'altronde è coerente: lui è pur sempre un fascista catanese", attacca.

Nell'intervista, Miccichè poi sostiene che una ricandidatura di Musumeci alle Regionali d'autunno scontenterebbe tutti i partiti.

"Cuffaro e Lombardo sono pronti ad andare con il Pd, se c'è Musumeci. Nemmeno quelli di Fratelli d'Italia" lo vogliono.

Meloni, prosegue, "da fascista qual è, si è accodata a La Russa, fascista siciliano come Musumeci". Infine, il forzista sostiene che Berlusconi gli avrebbe detto di fare "la mossa del cavallo" e chiudere l'accordo sul candidato di FdI a Palermo, ma "Musumeci non passerà: mai", malgrado i diktat della "signora Meloni che ci vuole distruggere tutti", avrebbe detto il Cavaliere al suo colonnello.

Miccichè smentisce, quantomeno, i toni del colloquio con il quotidiano. "Stamattina ho inviato un messaggio al presidente Nello Musumeci e agli altri citati in questa intervista garantendo loro di non avere mai usato questi toni nei loro confronti, nè fatto queste affermazioni", dice il presidente dell'Ars, contattato al telefono.

"Sono toni esageratissimi, sinceramente non posso che chiedere scusa a chi si è sentito offeso, certo non era nelle mie intenzioni", continua. "Il fatto che io non consideri Musumeci il miglior candidato è un conto, ma questi toni non mi appartengono e non mi sarei mai permesso di utilizzarli".

L'intervista intanto però solleva un polverone nel centrodestra locale, con il collega di partito di Miccichè, Gaetano Armao, che parla di "punto di non ritorno".

E l'assessore regionale e commissario di Forza Italia per Catania e provincia, Marco Falcone, che lo definisce "incattivito, in preda allo squilibrio politico, circostanze che lo rendono sempre meno idoneo ai ruoli che ricopre".

Mentre, sul fronte opposto, il candidato sindaco dei progressisti a Palermo Franco Miceli dice di "condividere il giudizio di Micciche'".

"Osservo soltanto - prosegue Miceli - che il leader siciliano di Forza Italia sta sostenendo la candidatura a sindaco di uno degli assessori di Musumeci".

La precisazione di Miccichè soddisfa, anche se non del tutto, Ignazio La Russa. "Accolgo di buon grado la completa smentita di Gianfranco Miccichè che mi ha telefonato per scusarsi di dichiarazioni che il quotidiano La Stampa gli attribuisce, in cui come disperata arma finale, attacca Musumeci, me e addirittura Giorgia Meloni con la vetusta accusa di fascismo tanto cara alla estrema sinistra orfana del comunismo. Sono certo che Gianfranco è stato travisato, infatti nessun esponente politico cosciente e non disturbato potrebbe sottoscrivere quel testo contrario ad ogni logica umana e politica", dice il senatore di Fratelli d'Italia.

"Ho detto a Miccichè, che ringrazio per la telefonata, che se la smentita può risolvere il problema dei rapporti personali, l'articolo impone però un pronto chiarimento politico, reso necessario anche dall'improvvido coinvolgimento nell'articolo di Silvio Berlusconi, descritto arbitrariamente come consapevole e coinvolto in una strategia che non gli appartiene utile a danneggiare gli alleati - sottolinea -. Al contrario, Berlusconi a cui pure mi appello perché si distingua da affermazioni così gravi da minare irreparabilmente il centrodestra da lui fondato e consenta di ricompattare in Sicilia una coalizione che gli avversari vorrebbero scardinare proprio perche' destinata a vincere con Lagalla a Palermo e con Musumeci in Regione. Non è più possibile rimanere in posizioni equivoche che servono solo a danneggiare il centrodestra".

"Bene la smentita di Miccichè, anche se dubito che un quotidiano serio e attendibile come 'La Stampa', possa riportare dichiarazioni distorte o non veritiere", commenta, dal canto suo, Francesco Scoma, deputato della Lega-Prima l'Italia.

"È evidente che, da parte del coordinatore regionale di Forza Italia, ci sia la volontà di spaccare il centrodestra, partendo dalla Sicilia - aggiunge -. Con dispiacere assisto ad una divisione netta all'interno di un partito in cui ho tanti amici e che considero un alleato fondamentale per le posizioni moderate che ci accomunano. Definire Matteo Salvini debole, gli esponenti di Fratelli d'Italia come fascisti, Renzi come uno scienziato ubriaco, dimostrano la poca lucidità che continua ad avere Miccichè, giorno dopo giorno sono sempre più gravi e inaccettabili le sue affermazioni".

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