Bufera su Bonafede per la frase "gli innocenti non vanno in carcere". Salvini chiede le dimissioni

HuffPost

La frase è stata pronunciata da Alfonso Bonafede nel corso della puntata di Otto e Mezzo: “Cosa c’entrano gli innocenti che finiscono in carcere? Gli innocenti non finiscono in carcere”. Parole che scatenano una vera e propria bufera attorno al ministro M5S della Giustizia, con diversi esponenti anche della maggioranza che chiedono spiegazioni e Matteo Salvini che chiede le dimissioni.

In un post su Facebook Bonafede punta a correggere il tiro per evitare strumentalizzazioni. “Mentre si stava parlando di assoluzioni e condanne - spiega - ho specificato che gli ‘innocenti non vanno in carcere’ riferendomi evidentemente e ovviamente, in quel contesto, a coloro che vengono assolti (la cui innocenza è, per l’appunto, ‘confermata’ dallo Stato). Ad ogni modo la frase non poteva comunque destare equivoci perché subito dopo ho specificato a chiare lettere che sulle ipotesi (gravissime) di ingiusta detenzione, ‘sono il ministro che più di tutti ha attivato gli ispettori del ministero per andare a verificare i casi di ingiusta detenzione’. Aggiungo, infatti, che per la prima volta ho introdotto presso l’Ispettorato in maniera strutturata il monitoraggio e la verifica dei casi di riparazione per ingiusta detenzione, anche in occasione delle ispezioni ordinarie”.

 

Parole che sono sufficienti a Gaia Tortora, inevitabilmente coinvolta per le note vicende familiari che hanno riguardato il padre Enzo, per chiudere la questione: “Un indispensabile chiarimento. Ora niente gogne”. Ma non bastano per diversi esponenti politici che prima e dopo la precisazione del ministro fanno sentire la loro voce. 

“No caro ministro Alfonso Bonafede, in galera purtroppo possono finirci anche gli innocenti. Per questo la nostra Costituzione prevede,la possibilità di ricorrere in Cassazione contro ogni provvedimento, tre gradi di giudizio e la possibilità di revisionare i processi” twitta l’ex ministro dem Andrea Orlando. “Gli suggerisco di leggere la...

Continua a leggere su HuffPost