Buffon sincero: “Il ritiro fa paura, valuto ogni settimana”

L'entourage di Gianluigi Buffon è sbarcato ieri mattina in Francia: l'obiettivo è definire gli ultimi dettagli contrattuali col Paris Saint-Germain.

Un'intervista speciale. Da una parte Gerard Pique nel ruolo dell'intervistatore, dall'altra Gianluigi Buffon nei panni del protagonista. Una lunga chiacchierata - risalente a qualche settimana fa, ma pubblicata soltanto oggi da 'The Player's Tribune' - nella quale il portiere della Juventus ha parlato della sua carriera, dal principio all'attualità. Toccando anche il tema, sempre caldo, del ritiro.

Buffon ha svelato al collega del Barcellona le proprie intenzioni riguardo il suo futuro: "Nessuna sorpresa. Penso che alla mia età devi valutare la situazione di mese in mese, una settimana alla volta. Perchè è importante per un atleta che ha sempre giocato al top fare il proprio meglio, lottare per essere il migliore, per rimanere al vertice. Devi stare fisicamente bene perchè non vuoi fare brutte figure. Sono Buffon e voglio esserlo fino all'ultimo minuto. Quando non lo sarò più, me ne andrò. In ogni caso ho avuto una grande carriera". 

Il giorno dell'addio al calcio è sempre più vicino, la leggenda juventina ha raccontato a Pique il proprio stato d'animo: "Sarei disonesto se dicessi che non ho paura del ritiro. Ma in fondo sono calmo e mi sento in pace e il giorno in cui smetterò troverò un modo per non annoiarmi e tenermi impegnato. L'unico problema è che la mia vita è stata organizzata per 23 anni, ogni mattina avevo la mia tabella, ma quando hai davanti 24 ore senza fare niente, ecco, quello potrebbe essere un problema".

Dopo il calcio giocato Buffon vorrebbe restare ancora in questo mondo: "Mi piacerebbe seguire qualche corso per diventare dirigente, manager o allenatore, per scegliere poi cosa fare senza fretta".

Il calcio italiano attraversa un momento difficilissimo, il portiere azzurro ha spiegato al collega spagnolo cosa non va: "Non posso credere che l'Italia non produca talento come un tempo. Quando sono arrivato io in Nazionale c'erano Baggio, Del Piero, Totti, Inzaghi, Montella e Vieri. Negli ultimi 10 anni abbiamo avuto una buona squadra, ma senza una certa classe è difficile ottenere vittorie. Abbiamo avuto un momento negativo, ma siamo arrivati in finale all'Europeo 2012 e abbiamo fatto un buon cammino nel 2016. Il nostro orgoglio ci aiuta a tirare fuori più di quanto abbiamo".

Anche il livello della Serie A è sceso al di sotto di altri campionati europei: "Potrebbe essere vero, ma penso che paesi come Francia e Spagna hanno sempre avuto molti giocatori all'estero. Il nostro problema non è il campionato, ma è individuale. La Serie A potrebbe essere di livello inferiore, ma se produci buoni giocatori potrebbero andare a giocare nel PSG o nel Real Madrid e la Nazionale resta di alto livello. A parte Verratti non abbiamo giocatori nelle big d'Europa, fatta eccezione per la Juventus".