In Bulgaria ha vinto Borisov, l'europeista anti-Occidente

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AGI - Le quarte elezioni in Bulgaria dall'aprile 2021 hanno certificato la vittoria del partito conservatore Gerb dell'ex primo ministro Boyko Borisov, ma non hanno allontanato lo spettro dell'instabilità politica che da due anni caratterizza il Paese. Leader populista di centro-destra, europeista ma paladino dell'identità bulgara, Borisov ha ottenuto il 25,4% dei consensi, mentre la formazione 'Continuiamo il cambiamento, dell'ex premier riformatore Kirill Petkov, supera di poco il 20% (20,2%).

La vittoria di Gerb - sullo sfondo del piu' alto astensionismo della storia della Bulgaria democratica (l'affluenza è stata tra il 37-39%) - si inserisce nella più ampia affermazione delle forze conservatrici nel Vecchio Continente, ma con le sue peculiarità.

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— Boyko Borissov (@BoykoBorissov) October 3, 2022

"Borisov è europeista, sostenitore degli aiuti militari a Kiev, più vicino alla Turchia di Erdogan che alla Russia di Putin. Assicura che la Bulgaria manterrà la sua identità nazionale e non cedera' alle deviazioni occidentali, come i matrimoni omosessuali", spiega in un'intervista all'AGI Francesco Magno, ricercatore all'Universita' di Trento in Storia dell'Europa orientale.

"Gerb", continua Magno, "sottolinea i vantaggi di essere nell'Ue, ma senza farne una questione ideologica. Rappresenta la Bulgaria più tradizionalista: riesce a prendere i voti sia dei ceti mediamente istruiti, sia della classe popolare, che oscilla tra destra e sinistra in un elettorato in generale piuttosto fluido".

Borisov e Gerb dominano la politica bulgara dal 2009: questa è la loro prima vittoria elettorale dall'aprile 2021, ma dopo ogni votazione non sono stati in grado di mettere in piedi una solida maggioranza di governo. Nessuno - tranne lo storico alleato, il Movimento per le Liberta' e i Diritti (Dps) espressione della minoranza turca - sembra volersi alleare con l'ex premier, un leader polarizzante che i suoi critici accusano di corruzione e personalismo, ma a cui non sembra esserci un'alternativa politica praticabile.

"L'unica certezza è che sarà un Parlamento instabile", conclude Magno, "Petkov ha già detto che farà opposizione e le ipotesi che circolano è che si vada o verso un governo di minoranza con maggioranza fluttuante a guida Gerb, ma con un primo ministro meno divisivo di Borisov, o verso l'ennesimo governo tecnico, sempre a maggioranza fluttuante. In ogni caso, si tratta di una legislatura che potrebbe durare non oltre otto mesi".

Le profonde divisioni politiche tra i sette partiti in Parlamento, con punti di vista incompatibili sulla lotta alla corruzione e sulla politica estera non aiuteranno l'impresa. Per esempio, la formazione ultranazionalista e filorussa Vazrazhdane (Risorgimento) che difende l'uscita della Bulgaria dall'Ue e dalla Nato e la fine delle sanzioni contro la Russia, ha raddoppiato i consensi e ha ottenuto il 10,2% dei voti, ma le sue posizioni sono incompatibili sia con Borisov che con Petkov.

I media, intanto, hanno gia' iniziato a speculare sulla data delle quinte elezioni di gennaio o febbraio 2023, con alcune formazioni antieuropee che senza dubbio approfitteranno dell'insoddisfazione dei cittadini per l'inflazione e il basso tenore di vita.