Bullismo, Anzaldi: nessuno difese Sensi quando era portavoce Renzi -2-

Pol/Bac

Roma, 30 gen. (askanews) - "Oggi che il discorso di Filippo è generale, non si rivolge a qualcuno in particolare, oggi che il bullo è un bambino anonimo dei tempi della scuola e non un giornalista con nome e cognome, evidentemente - sottolinea - è più facile solidarizzare. Nel 2015, invece, insultare il portavoce del presidente del Consiglio Renzi era considerato accettabile, o almeno così deve essere stato. Non ci furono interventi dell'Ordine dei Giornalisti, né della Commissione stabile per il codice etico della Rai, né del direttore del Fatto Quotidiano. Il diritto di critica non è diritto di insultare e bullizzare".

"Quanti colleghi parlamentari e non solo sono stati vittime di insulti personali sui giornali per il loro aspetto fisico? Insulti che non hanno nulla a che vedere con una presunta satira, e nemmeno con l'ironia, neanche quella più triviale. Perché troppo spesso vengono lasciati passare senza dire nulla? Fino a quando le proteste non interverranno al momento opportuno, finché la difesa di categoria e di corporazione prevarrà sulla necessità di stigmatizzare certi comportamenti e certe espressioni, è difficile che i problemi si possano risolvere. Solidarizzare quando non costa nulla è facile, quello che serve però è sanzionare quando chi offende ha un nome e cognome, magari è anche famoso e ha migliaia di follower", conclude.