Bullismo,Bordo(Pd):legge tiene assieme repressione e prevenzione

Tor

Roma, 29 gen. (askanews) - "Per contrastare il fenomeno del bullismo c'è bisogno di una risposta corale di tutte le istituzioni. E' necessario agire in stretta cooperazione: famiglie, scuole, parrocchie, associazioni di volontariato, forze dell'ordine, Tribunale dei minori. Soltanto cosi la risposta potrà essere più efficace". E' quanto ha affermato l'on. Michele Bordo, intervenendo in dichiarazione di voto per il Pd sulla legge riguardante la prevenzione e il contrasto del fenomeno del bullismo.

Bordo ha fatto appello a tutte le forze politiche affinchè su questa legge "via sia la massima condivisione". Per l'esponente del Pd "è stata approvata un'ottima legge che tiene assieme le giuste esigenze repressive con quelle altrettanto importanti di prevenzione ed educazione".

Bordo ha inoltre sottolineato che il nuovo testo interviene anche sulle misure amministrative che sono di competenza del tribunale dei minorenni. "Siamo intervenuti - ha precisato- integrando e migliorando un quadro normativo ormai vecchio, perché la legge di riferimento è degli anni Trenta e poi modificata negli anni Cinquanta".

" Per noi - ha aggiunto Bordo- il tribunale dei minorenni continua ad essere ancora un prezioso strumento di intervento sui fenomeni del disagio e del disadattamento minorile. Ci sono adesso - ha concluso l'esponente del Pd - più garanzie per i minori e per le famiglie che prima non c'erano. Ora il tribunale può intervenire quando ci sono condotte aggressive anche in gruppo, è previsto l'affidamento ai servizi sociali o il collocamento in una casa di rieducazione, c'è la possibilità dell'assistenza legale e si rafforza il rapporto con i genitori."

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    Consigliera Regione chiusa in casa: "A Codogno situazione drammatica"

    "La situazione è drammatica, c’è una preoccupazione collettiva". Lo ha detto Patrizia Baffi, consigliera regionale di Italia Viva in Lombardia, che si è collegata via Skype con l’assemblea di Italia Viva a Roma. Baffi, da casa sua a Codogno, ha raccontato di essere amica del primo contagiato dal coronavirus. "Qui è come se fossimo tutti in prima linea, con questa sofferenza nel cuore", ha spiegato l’esponente di Iv. "Preoccupante, disarmante e angosciante". Baffi ha descritto così all'Adnkronos la situazione a Codogno. "Sono chiusa in casa e sono provata da una situazione difficile e complicata - racconta - C'è un'ordinanza del sindaco che ha ordinato la chiusura degli esercizi commerciali, ha annullato tutte le attività collettive e chiede appunto di non uscire di casa".  "Preoccupa soprattutto le tante persone che sono in attesa di fare il tampone - evidenzia Baffi - Siamo 16mila abitanti a Codogno, bene o male ci conosciamo tutti ed è un poco angosciante l'attesa. Ho cercato anche di ricostruire le mosse del 38enne di Codogno, perché si hanno amici comuni, ci si conosce tutti e ho inviato all'assessore alla Sanità della Lombardia gli elenchi della squadra di calcio, del gruppo podistico e del corso della Croce Rossa, insomma di coloro che si sono trovati negli ultimi giorni a partecipare ad attività collettive insieme a lui. E sono tutte persone che attendono, a casa, di fare il tampone". "I contorni del contagio non sono chiari - continua Baffi - dato che sembra provenire da una persona asintomatica, negativa al tampone ma che comunque era rientrata da poco dalla Cina. La mancanza di chiarezza rende tutto più complicato, più precario. La sofferenza è alta perché le persone coinvolte si conoscono tutte: due mie amiche infermiere sono 'chiuse' in ospedale in attesa del tampone e la preoccupazione sale. Confortare, dire le parole giuste è difficile dato che siamo tutti nella stessa situazione".  Una situazione che desta preoccupazione anche dal punto di vista economico. "Gli esercizi commerciali staranno chiusi fino a martedì, poi riceveranno altre comunicazioni - conclude Baffi - è un colpo non solo per Codogno ma per tutta l'area. Non solo negozi, ma aziende e fabbriche sono chiuse, dipendenti a casa. Sarà difficile ma riusciremo a risollevarci".

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    Sangiuliano: "Minacciato perché non mi piego a vulgata dominante"

    Il direttore del Tg2, Gennaro Sangiuliano, denuncia in un post su Facebook di essere "bersaglio quotidiano" di "minacce" e "invettive", per non essere "in linea con la vulgata dominante". "Una cosa è certa non mi piegherò mai, perché lo devo alla mia dignità", sottolinea Sangiuliano. "Non dormire la notte - scrive il direttore del Tg2 - svegliarsi di soprassalto, essere bersaglio quotidiano, indicato all’indice come pubblico scandalo, oggetto delle invettive (quasi sempre basate su fatti inesistenti) da parte di un deputato che si fa forte della sua immunità per picchiarmi come si può fare ad una persona con le mani legate. Bersagliato da una parte della folla del web come si faceva nelle piazze spagnole durante l’epoca dell’inquisizione quando ognuno passava e sputava sulla vittima inerte. Un altro politico ha scritto su Twitter che la mi testa deve 'rotolare'. Tutto documentato e fotografato. E risparmio il catalogo dettagliato e ampio delle minacce. Poi penso - sottolinea Sangiuliano - che un po’ sono fortunato perché se questa condizione l’avessi vissuta negli anni Settanta qualcuno sarebbe passato alle vie di fatto. Oggi, per fortuna non accade più". "Tutto questo - aggiunge - perché non la penso come loro, perché non sono in linea con la vulgata dominante. Perché mi permetto di celebrare Solzenicyn (internato nel Gulag dai loro antenati), perché parlo di Sciascia, di Pasolini, di Benedetto Croce. Perché difendo il diritto dello Stato di Israele ad esistere. Perché faccio intervistare Steve Bannon (come hanno fatto tv e giornali di mezzo mondo), perché ho previsto la vittoria elettorale di Boris Johnson, perché ho posto il tema dell’integrazione in Svezia (cosa che ha fatto tutta la stampa mondiale), perché ho ricordato l’assassinio del giovane di destra Cecchin durante gli anni di piombo, perché per primo il tg che mi onoro di dirigere ha intervistato Guaidò che combatte la sua battaglia di libertà in Venezuela, perché ricordo che Vittorio Bachelet fu assassinato dalle Br, come tre poliziotti in una fredda mattina di Milano. Perché? Perché? Perché sono liberale e conservatore, e soprattutto prezzoliniano. È questo mi rende uno che la pensa diversamente e quindi va eliminato, umiliato e offeso quotidianamente", prosegue. "Lo dico da tempo: la nostra società - sottolinea Sangiuliano - viene uccisa quotidianamente dal politicamente corretto, dal pensiero acritico che nel sonno della ragione non vuole verifiche, non vuole discutere. Vi prego di leggere oggi Marco Travaglio che spesso mi ha legittimamente criticato ma che ora difende il valore più alto per donne ed uomini: la libertà. Una cosa è certa non mi piegherò mai, perché lo devo alla mia dignità", conclude il direttore del Tg2.

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    Il tribunale di Firenze, accogliendo la richiesta del pm, ha condannato a 5 anni e 6 mesi di reclusione l'ex carabiniere Pietro Costa, uno dei due militari accusati di violenza sessuale per aver abusato di due studentesse americane la notte tra il 6 e il 7 settembre 2017 nel capoluogo toscano.

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    Collega il caricabatterie al telefono cellulare: 20enne muore fulminato

    Un ragazzo di 20 anni collega il caricabatterie al telefono cellulare e muore fulminato. La fidanzata è rimasta ferita.

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    Salvini torna a Bologna per attaccare Bonaccini: “Racconta balle”

    Salvini torna a Bologna e attacca Bonaccini. Il leghista incontrerà la stampa davanti al distaccamento della Polizia Stradale, che sarà soppresso.

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    Levante si mette a nudo: "Sono innamorata"

    Sulla canzone di Diodato la cantante ha detto: "Probabilmente può esserci un’emozione dedicata a me, ma non è per me quella canzone”.

  • Carabinieri Tpc recuperano testa Marco Aurelio rubata a Zagarolo
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    Carabinieri Tpc recuperano testa Marco Aurelio rubata a Zagarolo

    È stata recuperata a Campione d'Italia, dopo 27 anni, la testa scultorea in marmo dell’imperatore Marco Aurelio, opera del II secolo d.C., un tempo collocata sulla sommità dell’arco di trionfo di Zagarolo (Roma), annesso al palazzo Rospigliosi, sede del museo del giocattolo. L’importante recupero è il frutto di un’attività investigativa della Sezione Archeologia del Reparto Operativo del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, coordinata dalla Procura della Repubblica di Roma.  L’opera era stata rubata nel mese di marzo del 1992 da ignoti che avevano approfittato di un’impalcatura mentre era in corso il restauro della facciata del palazzo nobiliare. L’edificio, già di proprietà delle famiglie Colonna, Ludovisi e Rospigliosi, è attualmente proprietà del Comune di Zagarolo. Il palazzo, che ospitò Caravaggio ed il poeta Vittorio Alfieri, era stato impreziosito, nel 1500, con marmi romani ed elementi architettonici provenienti dal teatro di Marcello e dalla vicina Gabii.  L’opera, dopo il furto, venne ceduta ad un ricettatore romano che l’aveva trasportata oltralpe ed affidata ad una sua persona di fiducia, ignara della provenienza illecita del bene. Una volta individuata a Campione d’Italia, la testa è stata sequestrata e rimpatriata. La scultura, una volta restaurata, grazie al sapiente lavoro dell’Istituto Centrale per il Restauro, sotto la direzione della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Roma, verrà ricollocata nella sua sede originaria, di concerto con il Comune di Zagarolo e la direzione del Museo del giocattolo, che è ubicato proprio nello storico Palazzo Rospigliosi. La scultura romana, che raffigura l’imperatore Marco Aurelio, altissima espressione storico-artistica del patrimonio culturale italiano, ha una valore puramente commerciale di circa trecentomila euro.

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    Askanews

    Fermati pescatori abusivi, 1200 ricci ributtati in mare

    Operazione della Capitaneria di Civitavecchia

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    AGI

    Si chiude la finestra per fermare il contagio

    Non si ferma l'epidemia da nuovo coronavirus e cresce la preoccupazione nell'Oms: l'organizzazione Onu per la prima volta ha detto che si sta riducendo "la finestra" per fermare l'epidemia e anche che è allarmata dei casi senza legami accertati con la Cina.I nuovi focolai sono in aumento: oltre ai contagi in Italia, è stato confermato un primo caso in Libano, altri due decessi in Iran (adesso sono almeno 4), sono raddoppiati i casi in Corea del Sud e c'è un picco di contagio in cinque carceri in altrettante province cinesi (Shandong, Zhejiang e Hubei). E mentre Wuhan, la città cinese focolaio, ha in programma di costruire altri 19 ospedali provvisori che saranno pronti martedì (30 mila posti letto), cresce l'allarme che l'epidemia possa dilagare anche a Pechino: due ospedali sono stati messi in quarantena e c'è un quartiere che ha una "densità di infezione" seconda solo a Wuhan.Intanto la Cina ha nuovamente rivisto (per la terza volta in otto giorni, per la seconda volta in 24 ore) i criteri per conteggiare i casi dell'epidemia. L'incoerenza nei dati epidemici, in particolare nell'Hubei, semina incertezza su quel che sta accadendo e ne risentono i mercati, tutti in ribasso. Pechino: "Ancora grave la situazione nello Hubei"Anche la Cina adesso ammette che il picco dei contagi da coronavirus non è ancora arrivato e che la situazione a Wuhan e nello Hubei è ancora "grave e complessa". In Iran, i decessi sono ormai quattro, 18 i casi confermati e il focolaio sembra essere arrivato dalla città santa di Qom, dove il virus sarebbe stato portato da operai cinesi. È allarme anche in Corea del Sud dove una setta religiosa si è messa in auto-isolamento dopo essere stata identificata come possibile focolaio nel Paese asiatico.Sono 204 i casi confermati a livello nazionale e la maggioranza dei contagiati si trova a Daegu (due milioni e mezzo di abitanti) che, insieme alla vicina Cheongdo, è stata dichiarata "zona di attenzione speciale". Tutte le basi militari sono state chiuse dopo che tre soldati sono stati trovati positivi al virus e i 9 mila seguaci della Shincheonji Church of Jesus the Temple of the Tabernacle of the Testimony sono isolati in casa.Le autorità hanno scoperto che la maggior parte dei nuovi casi di Covid-19 sono legati a una 61enne che aveva preso parte alle attività della chiesa, mentre altri contagiati avevano partecipato al funerale del fratello del fondatore della setta, un 'santone' che promette di portare i suoi seguaci in Paradiso, al quale erano presenti diversi fedeli. "La situazione sta cambiando"A Ginevra, ha parlato il capo dell'Organizzazione mondiale della sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus: "Siamo ancora in una fase in cui è possibile contenere il epidemia". Ma la "'finestra' si sta restringendo", ha avvertito, deplorando la mancanza di sostegno finanziario internazionale. L'Oms è particolarmente preoccupata per l'emergere di casi al di fuori della Cina "senza un chiaro legame epidemiologico, come una storia dei viaggi o di contatto con un caso confermato"."Vediamo che la situazione sta cambiando", ha riconosciuto Sylvie Briand, direttrice del dipartimento Global Preparedness for Infectious Risks all'organizzazione Onu: "Non solo aumenta il numero di casi, ma stiamo anche assistendo a diversi modelli di trasmissione in luoghi diversi". L'Oms rifiuta per il momento di parlare di pandemia, ma ritiene che ci siano "epidemie diverse, che mostrano fasi diverse. E stiamo cercando di dare un senso a tutte queste diverse situazioni nel mondo". A conferma del crescente allarme, l'agenzia Onu ha annunciato la nomina di sei inviati speciali, tra i quali David Nabarro, ex coordinatore delle Nazioni Unite per l'Ebola durante l'epidemia che colpì l'Africa occidentale tra la fine del 2013 e il 2016.L'epidemia ha già causato oltre 2.250 vittime (2.144 nell'Hubei) e causato 76.800 casi confermati (oltre 62 mila nell'Hubei). Il numero di nuovi casi era diminuito in Cina negli ultimi quattro giorni, adesso invece ha ripreso a salire (almeno 889 nuovi casi, erano stati 673 il giorno precedente): un nuovo picco, secondo l'Oms spiegabile con i nuovi criteri di conteggio.

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    AGI

    Vivere barricati in casa a Codogno in attesa che il virus passi. Storia di Anna

    Il silenzio, le strade deserte, i negozi chiusi, le ore che passano in una lunga attesa. Codogno, 16 mila abitanti, centro nevralgico nel Lodigiano (sono molti i pendolari per i collegamenti con Milano) è da venerdì una città chiusa, ferma, dopo che la notizia del focolaio di coronavirus ha sconvolto la vita di un classico centro lombardo, piccolo e operoso. Dove tutti sono invitati a stare chiusi in casa. "Non avrei mai pensato di vivere questa esperienza, di dover restare a casa senza uscire. È difficile, ieri era il primo giorno e lo vivi un po' così, oggi inizi a riflettere".A parlare all'AGI è Anna, che da ieri non esce di casa, e che racconta dal posto come si vive in un Paese di fatto in quarantena. "Non conoscevo l'uomo risultato positivo né i suoi contatti - spiega - ma certo nel paese c'è paura. Abbiamo sentito la notizia ieri mattina, poi sono arrivate l'ordinanza comunale e quella regionale, che hanno chiuso le attività commerciali e le scuole, e chiesto alla popolazione di rimanere a casa, cosa che stanno facendo tutti".Il clima è spettrale: "Sono pochissime le auto in circolazione, e i negozi sono tutti chiusi ad eccezione di alcuni supermercati e delle farmacie. Non si esce se non è proprio indispensabile, per fare la spesa. Ci hanno detto che i dipendenti dei supermercati vengono controllati. Nessun assembramento è permesso, anche i funerali si fanno solo con il sacerdote e massimo quattro parenti".Le assenze dal lavoro, racconta, "vengono giustificate dall'ordinanza ministeriale, che ha valore di certificato medico, mentre per i lavoratori autonomi ovviamente è un problema, penso che si interverrà con fondi ad hoc". E così le ore in casa passano nella noia, ma anche nella paura del nemico invisibile ma aggressivo."Certo che ci penso, è normale. È un pensiero irrazionale ma c'è. Non conosciamo l'inizio di questa storia e purtroppo non ne conosciamo la fine, di sicuro dobbiamo stare 14 giorni a casa e poi si vedrà. Di certo abbiamo molto, troppo tempo per riflettere e la preoccupazione del contagio ce l'hanno tutti. L'unica cosa è attenersi alle indicazioni, stare a casa e chiamare i medici se qualcosa non va".Tra le riflessioni di queste ore, Anna sottolinea anche che "la cosa si allargherà anche ad altri Comuni, secondo me questa è solo la punta dell'iceberg". Ed è solo il giorno 2.

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    Grazie alla collaborazione tra Ferrovie Nord Milano e Hyperloop è in studio il treno che collega Cadorna e Malpensa in soli 10 minuti.

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    Zaia, governatore in prima linea contro il panico

    Chi dovesse scrivere un messaggio su Whatsapp a Luca Zaia, il presidente della Regione Veneto in queste ore in prima linea nel disegnare una strategia per contenere il focolaio di coronavirus scoppiato nella Regione, come immagine profilo troverebbe una scritta: "No messaggi, contatta segreteria". Potrebbe sembrargli un segnale di chiusura, ed invece è proprio il contrario.Dopo quasi dieci anni alla guida della Regione, eletto sia nel 2010 che nel 2015 con un consenso pressoché plebiscitario, consolidato col referendum sull'autonomia di due anni e mezzo fa, Luca Zaia ha girato talmente tanto per il territorio che amministra e si è fatto carico, in prima persona, delle istanze che ogni singolo cittadino del Veneto gli ha portato, che mettere un - finto - filtro era diventata una necessità. Per battere Zaia bisogna "stare molto sulle questioni pratiche", perché è "un governatore molto furbo, capace di prendere il consenso, di andare in giro, partecipare per tutte le sagre", ha sentenziato nei giorni scorsi l'ex ministro Carlo Calenda, che lo ha definito "molto bravo a prendere il consenso, meno bravo a far succedere le cose".A questo genere di provocazioni Zaia non ha mai risposto; andare per le sagre - che spesso, come l'Antica Fiera di Godega, a cui non manca mai, hanno una tradizione ultra centenaria - o ai tradizionali 'pan e vin' della Befana, non è tanto ricerca del consenso: ben pochi di quelli che le frequentano, nel trevigiano, si sognerebbero di non votarlo anche se per caso non ci andasse. È che Zaia, nonostante l'abito blu o il blazer, non è così diverso dagli agricoltori o dai piccoli imprenditori che le frequentano.Meno sanguigno, forse; prudente nelle esternazioni, generalmente pacato, ugualmente innamorato del suo Veneto. In questi due giorni in cui il Coronavirus è improvvisamente arrivato nella Regione, dove ha fatto la sua prima vittima, il 'Doge', come lo chiamano gli elettori leghisti, ha fatto una delle cose che gli viene meglio: si è messo alla guida di una macchina ben oliata, quella sanitaria e amministrativa della Regione, e ci ha messo la faccia.È stato lui a dare le notizie, a spiegare, a cercare di tranquillizzare. Zaia, d'altra parte, l'esperienza per queste cose la ha. Appena eletto, nel 2010, ha dovuto fronteggiare un'altra grande emergenza, quella dell'alluvione che ha inondato mezzo Veneto, fatto 3 morti e danni per centinaia di milioni. Già allora Zaia aveva dato prova, anche letteralmente, di sapersi rimboccare le maniche e si saper utilizzare il consenso, sia quello politico che il suo personale, per fare, trattare, sopire le proteste, trovare soluzioni.C'è chi dice, e generalmente sono i suoi avversari, a mò di offesa, che sia "democristiano", intendendo che è un equilibrata. In realtà il governatore del Veneto non è per nulla restio a scegliersi le proprie battaglie, sia in pubblico che in privato, sia amministrative che politiche. Ma oltre a combattere sa anche, quando serve, trattare e per questo la sua figura è stata lanciata più volte da Silvio Berlusconi come possibile premier di un governo di centrodestra a trazione leghista, quasi a farne un contraltare a Salvini.

  • Ghali contro Fedez: “Zero rapporti, cerca di avvicinarsi ma lo evito”
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    DonneMagazine

    Ghali contro Fedez: “Zero rapporti, cerca di avvicinarsi ma lo evito”

    Ghali, uscito il 21 febbraio con il nuovo disco 'Dna', ha rilasciato un'intervista e si è scagliato contro Fedez.

  • Travaglio contro Renzi: "Un mitomane"
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    Adnkronos

    Travaglio contro Renzi: "Un mitomane"

    "E' un mitomane molesto, lo prendevano in giro da bambino? Ieri ha dato uno spettacolo penoso, ormai è diventato un caso umano". A 'Otto e Mezzo', ieri sera su La7, durissimo attacco personale di Marco Travaglio al leader di Italia Viva, Matteo Renzi. Secondo Travaglio, "Conte non si farà ricattare da Renzi per altri mesi". "Questa cosa di Renzi andrà risolta una volta per tutte - dice il direttore del Fatto Quotidiano - Non esistono governi che possono stare sotto ricatto tutti i giorni, soprattutto da parte di uno che non ha nessuna linea chiara, se non dire sempre il contrario di quello che dicono gli altri per stare sui giornali".  "O Renzi torna nei ranghi e rispetta le regole di una coalizione - aggiunge Travaglio - oppure cade il governo. Oppure, ancora, il governo non cade perché arriva qualcun altro a sostenerlo. Io credo che comunque andrà chiarita questa cosa, non credo che Conte si farà ricattare per altri mesi".

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    Askanews

    Coronaviru, Maga (Cnr): identificare la fonte dell'infezione

    Lo scienziato: limitare la diffusione del virus