Buoni pasto: rischio salasso in busta paga

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Rischio salasso per quanto riguarda i buoni pasto dei dipendenti. Secondo quanto stabilito dalla legge di bilancio 2020, infatti, il dipendente subirà maggiori trattenute in busta paga per una perdita stimata di circa 100 euro annui. Anche il datore di lavoro, di conseguenza, dovrà calcolare i contributi previdenziali su un imponibile più alto.

Buoni pasto: rischio salasso

Come spiegato da Il Sole 24 Ore, in assenza di una disciplina transitoria, che attualmente non è prevista, i datori di lavoro dovranno applicare ritenute fiscali e previdenziali sui ticket con importo superiore ai 4 euro sui blocchetti già acquistati e da smaltire entro il 2020. L’eccedenza tra i valore facciale del buono e il nuovo limite di 4 euro sarà interamente tassabile. Gli attuali buoni distribuiti da aziende e datori di lavoro valgono infatti 5,29 euro e potranno ancora essere distribuiti tenendone però conto in busta paga.

Le conseguenze in busta paga

L’incremento di imponibile previsto potrebbe raggiungere i 300 euro annui e rappresenterà inevitabili aumenti nelle trattenute fiscali e previdenziali che cambieranno in base alla retribuzione del singolo lavoratore. Per la gran parte dei dipendenti, dunque, il conto rappresenterà un meno 100 euro in un anno. Inoltre, la legge di bilancio modifica l’articolo 51 del Tuir anche per quanto riguarda la soglia di esenzione dei ticket elettronici da 7 a 8 euro al giorno.

La fase di transizione

Come detto, la modifica entrerà in vigore dal 1 gennaio 2020, ma alcuni direttori finanziari hanno evidenziato il problema della cosiddetta fase di transizione. Va infatti considerato che i buoni pasto vengono emessi il mese successivo rispetto a quello in cui sono maturati e quindi quelli relativi al mese di dicembre verranno distribuiti a gennaio 2020. È stato stabilito che i buoni da 5,29 euro non saranno soggetti a tassazione maggiore se verranno distribuiti entro il 12 gennaio.