Buoni spesa per la rabbia sociale

conte e gualtieri distanziati (Photo: )

Il messaggio fatto rimbalzare sui telefonini degli italiani per la convocazione davanti alla tv, la telecamera puntata dritta in faccia, il ministro fidato Gualtieri al suo fianco. Eccolo il nuovo ciak di Giuseppe Conte da palazzo Chigi. Va in scena sabato sera, poco prima di cena, con il tratto dell’urgenza, che è rincorsa e affanno perché fuori emergono i segnali di un Paese in cui cova la rabbia. Esplosa al Sud, dove si fanno sentire anche i morsi della fame. I portafogli si svuotano. E allora bisogna fare presto, dare in fretta un segnale perché la tenuta economica e sociale è a rischio. Va alzata una diga di fronte alle immagini dei cittadini all’assalto dei supermercati. In tre parole: serve un annuncio. Che arriva, a costo zero, confezionato con un gioco di specchi comunicativo che non regge però la debolezza del contenuto. La risposta alla rabbia sociale sono i buoni spesa. Appena 400 milioni. 

Altre risposte al disagio sociale, altrettanto cruciali, restano inevase: nessuna decisione ancora su quando finirà la serrata, nulla sulla riapertura delle scuole, pochissimo su bonus, cassa integrazione e voucher alle famiglie che ancora non sono arrivati nelle tasche degli italiani. Conte e Gualtieri siedono allo stesso tavolo a distanza di sicurezza. Il premier ha fretta di parlare. Vuole intercettare subito l’emotività di un Paese che sta iniziando a temere la fame, oltre che il virus. “Sappiamo che c’è tanta gente che sta soffrendo, ma lo Stato c’è”, è la frase che marca il tentativo di aggrapparsi al sentiment dei cittadini, provando a contenerlo, quantomeno a indirizzarlo. Lo si può fare solo con una promessa. Ma è quando annuncia i dettagli che il grande annuncio mostra tutta la sua debolezza. Dentro ci sono 400 milioni per i buoni spesa da distribuire a 8 mila Comuni. Quattrocento milioni appena, quando la Regione Sicilia, poche ore prima, ha stanziato 100 milioni per lo stesso scopo. La fame del Paese è molto più forte. Il Banco alimentare ha stimato un aumento del 20% delle richieste di cibo a livello nazionale, con punte del 40% in Campania. 

“Circa 7 euro a testa. Caspita, non sarà un po’ troppo?” ha facile gioco Matteo Salvini. Pochi, ma rapidi. I Comuni, “già da domani” avranno a disposizione risorse fresche per aiutare le famiglie più bisognose a mettere insieme il pranzo con la cena. I sindaci, a loro volta, si appoggeranno alla fitta rete di volontariato e a quel terzo settore che è al spina dorsale dell’Italia solidale. In campo ci sono Caritas, Sant’Egidio, Banco Alimentare, ma anche tante grandi e piccole associazioni laiche e i volontari della Protezione Civile. 

A palazzo Chigi va in scena la narrazione di un Governo che vuole dare l’immagine di essere tempestivo, quando invece ha dimostrato - dai tamponi alle risposte economiche - di essere in preda alla rincorsa. Ingarbugliato in una lite con l’Europa che al momento non ha prodotto nulla se non la brutale chiusura di Ursula von der Leyen ai coronabond, cioè allo strumento economico che sottende una condivisione politica dei rischi tra tutti i Paesi. Ora è arrivata anche la rabbia sociale. Antonio Decaro, il presidente dei sindaci, si collega in video da Bari. Lo chiama Conte per dare volto a quella “catena di solidarietà” che deve necessariamente coinvolgere i primi cittadini, i primi e più esposti alla rabbia che monta. L’alleanza istituzionale viene siglata con 4,3 miliardi che vengono dati ora invece che a maggio. Un anticipo. 

Il ciak si esaurisce quando Conte e Gualtieri spingono sulla volontà di anticipare l’arrivo dei soldi stanziati con il decreto Cura Italia. Promettono tempi più veloci. Una delle questioni più calde è la cassa integrazione. “Vogliamo mettere tutti i beneficiari della casa integrazione di accedervi subito, entro il 15 aprile, e se possibile anche prima”, dice il premier. Basta leggere la circolare dell’Inps, firmata oggi, per capire che la scadenza del 15 aprile è ancora da mettere nero su bianco. Lettera L: “Con un successivo messaggio saranno pubblicate le istruzioni contabili relative ai pagamenti delle prestazioni illustrate nella presente circolare”. Lo schema dell’anticipo bancario per far arrivare i soldi della cassa in deroga sui conto correnti dei lavoratori è ancora in fase di costruzione. Le baby sitter potranno incassare il valore del voucher dato alle famiglie solo dal 15 maggio.  

E questi sono i soldi già stanziati. Quelli di aprile, circa 30 miliardi, soffrono già del tratto del rifinanziamento dell’emergenza. Lo schema è sempre lo stesso, cioè bonus e ammortizzatori sociali, a cui si aggiunge una leva maggiore sul fronte delle garanzie pubbliche per dare più liquidità alle imprese. Gualtieri promette che il bonus da 600 euro per gli autonomi e le partite Iva sarà aumentato, i tecnici del Tesoro lavorano per dare più cassa integrazione a un numero maggiore di lavoratori. Ma il dato di realismo imposto dall’oggi è la fame di chi non ha un lavoro e neppure una protezione. Chi lavorava in nero e ora è a casa. Chi ha chiuso un’attività che gli dava il giusto per arrivare a fine mese e ora non ha un euro in tasca. Per le famiglie, in attesa del Family Act , il ministro Elena Bonetti lancia la proposta di un assegno mensile di almeno 100 euro per ogni figlio”. Mentre il Pd, attraverso una serie di ordini del giorno al decreto Cura Italia, ora all’esame del Senato, guarda anche al sostegno per chi vive in affitto e chiede di stanziare altri 100 milioni per il Fondo per gli inquilini morosi incolpevoli. Per i 5 stelle la soluzione è un reddito di emergenza, partendo dal modello del loro reddito di cittadinanza. Nel Pd il ministro per il Sud Giuseppe Provenzano concorda. Ma Matteo Renzi è contrario. E Gualtieri non è convinto, frena. Per questo ciak servirà ingegnarsi decisamente meglio.

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