Burocrazia e spaccature politiche frenano azione Draghi

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Il presidente del Consiglio Mario Draghi durante una conferenza stampa congiunta con Ursula von der Leyen

di Angelo Amante e Gavin Jones e Giuseppe Fonte

ROMA (Reuters) - Da presidente del Consiglio, Mario Draghi ha annunciato un ambizioso piano di riforme e investimenti con cui aiutare la stagnante economia italiana a riprendersi strutturalmente dalla pandemia, ma divisioni politiche e un sempiterno apparato burocratico si stanno già mettendo di traverso.

Il governo sta provando da settimane a mediare un accordo con i partiti di maggioranza sulla riforma fiscale e sulla legge annuale per la concorrenza, che Draghi si era impegnato a varare entro fine luglio nell'ambito del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr).

Presentato all'Unione europea in aprile, il Pnrr comprende un articolato elenco di investimenti e riforme necessario ad accrescere il potenziale di crescita economica dell'Italia ed ottenere oltre 200 miliardi di euro in fondi europei in sei anni.

"Il cronoprogramma delle riforme rischia di slittare. I ritardi mettono a rischio le prossime tranche di fondi europei. E soprattutto allontanano nel tempo ciò che più serve: che il Pnrr venga scaricato a terra, bene e al più presto", ha detto Carlo Bonomi, presidente di Confindustria, nel corso dell'assemblea annuale tenutasi ieri.

Draghi è partito bene, raggiungendo tutti i traguardi e gli obiettivi necessari a sbloccare il pre-finanziamento da 25 miliardi di euro, incassati il 13 agosto scorso.

È anche riuscito a far sì che il Parlamento approvasse questa settimana la contestata riforma del processo penale (è imminente il via libera alla riforma del processo civile).

Eppure c'è ancora molto da fare. Solo nel quarto trimestre di quest'anno restano da raggiungere 38 target e ci sono segnali che il governo inizi a rallentare proprio quando dovrebbe accelerare il passo.

Alcuni commissari straordinari alle grandi opere hanno scritto al governo sottolineando quanto la burocrazia soffochi il loro lavoro, ha detto a Reuters uno di loro.

Un altro commissario, Pasqualino Monti, cui è stata affidata la responsabilità dei porti nella Sicilia occidentale, avverte che se "l'apparato burocratico dello Stato si porrà come freno al processo di semplificazione voluto dal governo, il risultato sarà quello di trovarci di fronte a un muro invalicabile come una muraglia cinese".

"La macchina burocratica dello Stato, che è chiamata a gestire con grande dedizione e impegno lo sforzo del legislatore, deve adeguarsi all'indirizzo politico e mettere i commissari e coloro che dovranno realizzare gli interventi previsti nel Pnrr nelle condizioni di avere mani libere", aggiunge.

Palazzo Chigi è consapevole del problema e ieri, in un comunicato diffuso dopo il Consiglio dei ministri, ha annunciato che sarà inoltrata alle amministrazioni competenti la richiesta di ricevere al più presto un "preciso piano di adozione delle riforme e di compiuta realizzazione degli interventi da attuare entro il 31 dicembre prossimo".

Il governo valuta inoltre ulteriori interventi "per semplificare ed accelerare l'adozione delle misure previste nel Pnrr".

Draghi si scontra con gli stessi problemi che hanno minato l'azione di chi lo ha preceduto: frammentazione del sistema partitico, burocrazia e un clima da campagna elettorale permanente.

La tornata elettorale di ottobre vedrà andare al voto Roma, Milano e Napoli, le più grandi città del paese, e nessuno tra i partiti di maggioranza vuole correre il rischio di scontentare i propri elettori.

SALVATORI DELLA PATRIA

"Sta emergendo una stratificazione di problemi che era inevitabile", secondo Eugenio Pizzimenti, dell'Università di Pisa.

"Abbiamo vissuto nell'illusione collettiva che un gruppo di tecnici attorno a Draghi potesse fare miracoli ma molte decisioni da prendere sono politiche, non tecniche, e ci sono giustamente opposti interessi in gioco".

È fin troppo facile fare confronti fra Draghi e Mario Monti, che guidò un governo tecnico sostenuto da un'ampia coalizione all'apice della crisi dei debiti sovrani, tra 2011 e 2013.

Come Draghi, anche Monti venne inizialmente salutato come un salvatore della patria, ma dopo una pesante manovra restrittiva e un brusco innalzamento dell'età pensionabile perse progressivamente slancio riformatore e popolarità.

Draghi però ha dalla sua un grande vantaggio: non deve tagliare la spesa pubblica e tassare ma spendere miliardi di euro finanziati dall'Europa.

L'obiettivo della riforma fiscale è semplificare il sistema tributario italiano, ridurre Irpef e cuneo fiscale e rafforzare gli strumenti di contrasto all'evasione fiscale. La legge sulla concorrenza mira ad "agevolare l'attività d'impresa in settori strategici, come le reti digitali, l'energia e i porti", secondo il Pnrr.

Non è ancora chiaro quando la riforma fiscale possa finire sul tavolo del consiglio dei ministri, mentre ieri Draghi si è impegnato a varare in ottobre "un provvedimento che dia impulso alla concorrenza".

Il principale nodo politico sul fronte fiscale è la riforma del catasto, con la quale l'esecutivo vuole avvicinare i valori catastali degli immobili a quelli di mercato, pur nel principio della "parità di gettito".

Lega e Forza Italia si oppongono perché temono che, nonostante le rassicurazioni del governo, l'intervento si traduca inevitabilmente in un aggravio indifferenziato per tutti i contribuenti. "Noi difendiamo il diritto alla proprietà. Non è questo il momento di alzare le tasse", dice il vicepresidente di Forza Italia Antonio Tajani.

Simili tensioni hanno bloccato il disegno di legge sulla competitività, con Lega e Forza Italia che contestano la messa a gara delle concessioni balneari.

Secondo Pizzimenti, le profonde differenze nella maggioranza porteranno a dispute sempre più aspre. "Credo che prima o poi Bruxelles ci dirà che non abbiamo fatto quello che abbiamo promesso", dice.

(Tradotto da Luca Fratangelo in redazione a Danzica, in redazione a Milano Claudia Cristoferi, luca.fratangelo@thomsonreuters.com, +48587696613)

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