Busta 1, 2 o 3? Scenari della crisi

Alessandro De Angelis
·ViceDirettore
·2 minuto per la lettura
FLORENCE, ITALY - SEPTEMBER 23: Matteo Renzi leader of Italia Viva and Nicola Zingaretti Secretary of Democratic Party (PD) attend a political meeting to celebrate the victory after the results of the regional election in Tuscany, on September 23, 2020 in Florence, Italy. On Sunday 20 and Monday 21 Italians voted in the constitutional referendum and Regional elections. The "yes" won the referendum with 69,5% of the votes and the left-wing candidate Eugenio Giani won the regional election in Tuscany with over 48% of the votes. (Photo by Antonio Masiello/Getty Images) (Photo: Antonio Masiello via Getty Images)
FLORENCE, ITALY - SEPTEMBER 23: Matteo Renzi leader of Italia Viva and Nicola Zingaretti Secretary of Democratic Party (PD) attend a political meeting to celebrate the victory after the results of the regional election in Tuscany, on September 23, 2020 in Florence, Italy. On Sunday 20 and Monday 21 Italians voted in the constitutional referendum and Regional elections. The "yes" won the referendum with 69,5% of the votes and the left-wing candidate Eugenio Giani won the regional election in Tuscany with over 48% of the votes. (Photo by Antonio Masiello/Getty Images) (Photo: Antonio Masiello via Getty Images)

Quando nel pomeriggio di oggi (appuntamento confermato per le 17 e 30), Matteo Renzi annuncerà in conferenza stampa il ritiro delle ministre dal governo (confermato, anche quello, almeno per ora) si celebrerà il primo, vero atto formale di una crisi che, finora, si è consumata senza pathos, in un’orgia di politicismo e, sempre a proposito di “ismi” con buone dosi di narcisismo, da parte di entrambi i duellanti, sia Renzi che Conte.

Qualcuno, per spiegare quel che sta accadendo, ha rispolverato il paragone con il 1998: la caduta del governo dell’Ulivo guidato da Romano Prodi, per mano di Fausto Bertinotti. La differenza, non di poco conto, non è solo nella storia, nell’esperienza e nel numero di libri letti dai protagonisti di allora. Ma è che, ai tempi, era chiaro l’oggetto della contesa (ricordate le 35 ore?) e l’obiettivo (ricordate le “due sinistre”, che poi andarono separate alle elezioni successive). E infatti fu un conflitto drammatico, che suscitò emozioni nel paese, riempì piazze, insomma: politica. Ieri Renzi ha spiegato che si asterrà sul Recovery, voterà il dpcm Speranza sulle restrizioni e anche lo scostamento di bilancio. La domanda nasce spontanea: e dunque, quale è l’oggetto della rottura, tra un’astensione e due voti favorevoli?

La verità è che, stando al merito, il Recovery plan è molto migliorato rispetto alla prima versione, anche grazie alle critiche sollevate dal partito di Renzi, soprattutto sul capitolo investimenti su cultura, turismo, salute. Ed è migliorato anche perché non è più prevista una task force sostituiva del governo e del Parlamento. E proprio nell’impossibilità di dire “è fatto male”, le ministre di Italia Viva, che annunciano le dimissioni da un mese senza mai darle, hanno motivato l’astensione sostenendo che ...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.